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Timonieri a confronto: Andrea Lenzi e Alessandro Franzetti

GAVIRATE, 02 maggio 2009 - Storie di timonieri, Andrea Lenzi e Alessandro Franzetti: ventuno anni il primo, diciotto da compiere il prossimo 16 maggio il secondo.
Campione mondiale e campione paralimpico a confronto: questione di grinta, di concentrazione e abilità nel trasmettere giuste sensazioni all’intero equipaggio.
Per Andrea Lenzi “il primo campionato del mondo in quattro con non si dimentica anche se andò male: in barca con noi c’era il campione mondiale e medaglia d’oro olimpica Simone Raineri”.
Gifu 2005: prende il via qui la storia di Franzetti. “Avevo già vinto un titolo nel quattro con Esordienti e Paola mi disse se volevo provare a timonare gli Adaptive: accettai al volo, le sfide mi sono sempre piaciute”.
Da Gifu a Pechino: roba super! “Un’esperienza, scusate il gioco di parole, straordinariamente straordinaria… Tensione enorme per la sfida con gli inglesi: loro puntavano a vincere, come i tedeschi. Noi italiani riuscivamo a essere più rilassati: ridevamo e scherzavamo, poi la gara, la grande festa con lo spasso totale e birra a fiumi”.
Andrea, campione mondiale a Eton 2006 e doppio bronzo tra Hazewinkel 2006 (under 23) e Monaco 2007, si avvicina solo adesso agli Adaptive.
“Bella esperienza, questi ragazzi sono molto preparati: mi sono trovato subito a mio agio, spero anche loro”.
Tempo di esperimenti per il formidabile ‘quattro con’ paralimpico. “Stiamo cambiando la formazione, Daniele Signore e Paola Protopapa sono pari come Mahila Di Battista e Andrea Bozzato” spiegano entrambi.
E lavorare con i disabili mentali? “E’ più difficile – racconta Franzetti –“Serve farli rimanere concentrati perché ogni minimo rumore è motivo di distrazioni”.
Professione timoniere, fuori i requisiti! “Serve pazienza e ovviamente pesar poco – dice Andrea - La direzione è il problema minore”.
“Giovanni ci dice sempre di essere l’allenatore in barca” incalza Alessandro – Per i ciechi uso le espressioni to (attacco) e via (finale)”.
Lenzi confessa. “A volte mi faccio prendere troppo dall’entusiasmo: scappano anche le parolacce, voglio farli sentire i più forti”. Ma non solo. “Mento anche sui distacchi: a volte non siamo indietro di una barca sola ma di due, ma so che una mezza bugia può servire”.

 

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