Un’agenda
sempre più fitta di impegni, dovuti principalmente al suo ruolo di
Direttore degli Impianti della Canottieri Padova e alla promozione del
canottaggio nelle scuole, ma Rossano Galtarossa, quattro medaglie
(un oro, un argento e due bronzi) in cinque edizioni dei Giochi
Olimpici, tiene sempre nel mirino la prossima Olimpiade.
Nel 2004, dopo il terzo posto nel doppio con Alessio Sartori ad Atene,
si prese un paio di anni sabbatici: rientrò in Nazionale nell’ottobre
2006 e iniziò, passo dopo passo, a costruire la strada che lo avrebbe
portato a festeggiare l’argento di Pechino con i suoi splendidi compagni
di viaggio Simone Raineri, Simone Venier e Luca Agamennoni.
In molti poi ricordano le immagini dello spot Edison, in cui Rossano
portava la luce nelle case degli italiani attraverso i migliaia di
chilometri macinati in barca e al remoergometro. Spot trasmessi, spesso,
prima e dopo il TG1.
Quattro titoli mondiali nel quattro di coppia tra il 1994 al 1998,
l’ultima grande sfida di una carriera riguarderà probabilmente una
specialità diversa: più difficile, più affascinante e, forse, più
stimolante.
In singolo, Galtarossa ha vinto sette titoli italiani: il biglietto per
Londra ne varrebbe come minimo altrettanti…
Ma procediamo con ordine, Rossano. Attualmente come vivi le tue
giornate?
Sono molto impegnato con i preparativi per il Centenario della
Canottieri Padova, in qualità di Direttore degli Impianti: il momento
clou sarà dal 28 al 30 maggio. Sto portando avanti il progetto con la
Provincia di Padova nelle scuole: ho incontrato le prime e seconde
classi superiori nell’ambito del progetto Sport a Scuola.
Cosa ti chiedono generalmente i ragazzi?
Di tutto… I ragazzi rimangono allibiti quando gli spieghi quanto
ti devi allenare per vincere una medaglia olimpica o mondiale: ti
chiedono che vita fai, quanto mangi, quanto dormi. Io mi batto sempre
per lo sport pulito e concentro sempre, nei miei interventi, la scarica
di adrenalina del risultato gratificante: ai ragazzi, spiego che non
esistono sostanze chimiche paragonabili a simili emozioni.
In che modo presenti loro il nostro canottaggio?
Mi aiuto spesso con un filmato collage contenente la finale di
Pechino e un allenamento a Padova. Non faccio opera di reclutamento,
preferisco incuriosire ed emozionare i ragazzi riferendomi ai risultati.
La delusione di Atlanta, l’esame di maturità di Barcellona: mi calo nel
loro linguaggio, non faccio mai il professore.
Giochiamo con il remoergometro, organizzo anche tornei con i ragazzi: in genere, sono poi
gli insegnanti a chiedermi se possono portare i ragazzi alla Canottieri
Padova.
Proseguono anche le visite nelle aziende?
Si, porto sempre la mia esperienza da atleta con un occhio alla parte
informativa e motivazionale: recentemente ho incontrato i responsabili
di un’azienda del vicentino e non dimentico, poi, tutti coloro che hanno
creduto nel progetto “Accompagnamo un campione verso la sua quinta
Olimpiade”.
Con tutti questi impegni, riesci a trovare il tempo di tenerti in
forma?
Parteciperò il prossimo 5 luglio alla Maratona delle Dolomiti in bici
da strada. Un gruppo di amatori mi ha già regalato il pettorale per la
Maratona di Padona ma non so se vi parteciperò. Ogni tanto conduco
lezioni di spinning, faccio soprattutto palestra e ogni tanto esco in
barca.
Senti sempre i tuoi soci di Pechino?
Per via di un’amicizia di lunga data, molto spesso sento al telefono
Simone Raineri. Luca Agamennoni ha la testa su altri fronti, è appena
diventato papà e gli ho mandato le mie congratulazioni via Facebook. Con
Simone Venier ci teniamo spesso aggiornati. Ho avuto modo di trascorrere
qualche giorno con loro a ottobre, quando il gruppo canottaggio delle
Fiamme Gialle è venuto nel Comprensorio Termale Abano e Montegrotto.
Dell’esperienza di Pechino, cosa ti è rimasto?
Una medaglia da esibire nelle scuole! Scherzi a parte,
un’esperienza davvero grandiosa, estremamente gratificante anche se poi
rivedo la gara e penso alla Polonia cosi nettamente avanti: avrei
sperato di combatterla più da vicino. Ma quando vedo l’Australia, fuori
dal podio dopo aver segnato il record del mondo, allora mi rendo conto
che la nostra è stata una grande impresa.
Meglio i raduni o meglio gli impegni attuali?
I raduni sono un po’ pesanti ma questi impegni sono davvero tanti: era
meglio se remavo ancora un pochino…
Allora…
Confesso: non ho mai disputato i Campionati Europei, è un buco
nel mio palmares. Se devo pensare a Londra 2012 in singolo, devo pormi
degli obiettivi intermedi: Brest può essere uno di quelli, capita
proprio una settimana dopo i campionati italiani…
Marco Callai
Foto Mimmo Perna © - Maurizio
Ustolin ©
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