MISSIONE PECHINO: IL "PIANO" DEL QUOTIDIANO "LA STAMPA"

TORINO, 11 aprile 2008 - Su Missione Pechino il parere di Guido Boffo, responsabile dei servizi sportivi de LA STAMPA di Torino.  

Da sempre avvenimento unico che ,purtroppo, è servito anche per contrapporre schieramenti politici mondiali (si pensi ai boicottaggi), le Olimpiadi di Pechino rappresentano un autentico evento: per i giornalisti, un'occasione per un ruolo da testimoni sul campo come raramente si ha la possibilità di fare in un paese in cui i diritti civili rappresentano un problema: come stai attrezzando la Missione Pechino?

Con sei inviati, tre dello sport, altrettanti prestati da altri servizi, più due collaboratori esterni. Cinque di loro si occuperanno di un gruppo di discipline predefinito, anche se ovviamente sul campo non mancherà una certa flessibilità. Almeno un inviato verrà destinato a servizi di ambiente, politica, cronaca.

Temi che i giornalisti inviati alle Olimpiadi di Cina 2008 saranno osservati molto speciali? E c'è la consapevolezza che il concetto di libertà e diritto di critica, anche per chi vive lì e avrà occasioni di incontro con colleghi che vengono da tutto il mondo, creerà loro problemi? Insomma, due mondi sotto lo stesso tetto: cosa ne verrà a fuori secondo te?

Sicuramente saranno osservati speciali ma credo che per le autorità cinesi sarà complicato esercitare lo stesso standard di censura dei periodi pre o post-olimpici. La ricaduta a livello di immagine e l'impatto su scala mondiale di una condotta eccessivamente oscurantista sarebbero devastanti.

Come sempre, ma ancora di piu' nelle ultime edizioni, la Festa dello Sport è soprattutto uno show televisivo ma è chiaro che il racconto, la storia, l'aspetto curioso fanno la differenza tra un giornale e l'altro, che sia televisivo, radiofonico, scritto, via internet.

Per via del fuso, gli eventi sportivi si consumeranno in orari difficili da digerire per il grande pubblico italiano. Per evitare di proporre argomenti vecchi, la stampa dovrà concentrarsi sui retroscena, i personaggi, le storie di respiro. Là dove la televisione non può arrivare, non sempre comunque.

Quale ruolo hanno in questo appuntamento così speciale le organizzazioni di categoria (sindacali, gruppi di specializzazione, associazioni per la libera stampa, Ordini professionali) e cosa si dovrebbe fare in sede preventiva?

Temo che il ruolo sia assolutamente marginale, rispetto a questioni fondamentali (la libertà di stampa lo è) che le grandi istituzioni mondiali hanno lasciato e lasceranno inevase.

FONTE. ussi.it


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