|
PIEDILUCO,
11 aprile 2008 – E’ una delle stelle di questa edizione del Memorial
Paolo d’Aloja: pluricampionessa iridata sul singolo pl e con già due
partecipazioni all’attivo (con un bronzo) ai Giochi olimpici sul doppio.
A giugno l’olandese Marit van Eupen cercherà di timbrare a Poznan il suo
terzo pass olimpico; in quella occasione tra le avversarie anch’esse in
corsa per Pechino ci saranno pure le nostre Erika Bello e Laura Milani.
- La specialità nella quale lei ha collezionato il maggior numero di
medaglie a livello internazionale è il singolo pesi leggeri, una barca
non olimpica. Per poter partecipare ai Giochi dovrà cercare perciò la
qualificazione nel doppio pl nella gara di Poznan di metà giugno. E’
questo il suo primo obiettivo della stagione 2008?
“Per le donne pl il doppio è l'unica specialità del programma
olimpico, e questo da una parte può essere considerato limitativo. Ma
c’è anche un lato positivo della questione. La gara dei Giochi olimpici,
infatti, è la migliore che si possa immaginare: tutti i più forti atleti
sono schierati nella stessa gara, non c'è scelta, né via di fuga, tanto
meno ci si può nascondere. Questa è la specialità che deve esserci
nell'anno olimpico, chi vince è veramente il migliore. Forse la cosa che
la FISA dovrebbe rivedere è il numero dei partecipanti in questa
specialità. Attualmente sono solo 17 le imbarcazioni ammesse a
partecipare ed è chiaro che alcuni buoni equipaggi di livello olimpico
non riusciranno a qualificarsi. E' un peccato”.
- Che cosa si aspetta dalle gare di Piediluco?
“E' la prima volta che noi gareggiamo qui a Piediluco. Abbiamo
appena terminato il nostro periodo di allenamento a Sabaudia e non nego
che abbiamo apprezzato molto l'ospitalità italiana e il vostro modo di
vivere. Sino ad ora tutto ciò che sapevamo di Piediluco ci era giunto
dalle storie raccontate da altri, quindi siamo curiose di vedere e
provare il campo di gara e scoprire i suoi dintorni. La gara sembra
ottima in fase di preparazione per la stagione di Coppa del Mondo. E'
una buona opportunità per incontrare alcune avversarie di livello
internazionale e fare le prime valutazioni sulla velocità della barca
dopo i lunghi mesi autunnali e invernali di allenamento. Diciamo che
questo è il punto di partenza della preparazione in vista delle gare
importanti”.
- Dopo aver preso parte, sul doppio pl, a due edizioni dei Giochi
olimpici nelle quali ha collezionato il 6° posto a Sydney 2000 e la
medaglia di bronzo ad Atene quattro anni dopo, è tornata sul singolo.
Perché?
“Mi piace e mi diverte gareggiare in singolo. E' sempre stato così.
Ma, come ho già detto, per le Olimpiadi non c'è scelta. Dopo il 6° posto
ottenuto a Sydney il nostro obbiettivo primario diventò quello di
vincere una medaglia ad Atene. Per ottenere questo abbiamo lavorato per
quattro anni e alla fine lo abbiamo ottenuto. In quegli anni non potevo
prendere il via ai Campionati del Mondo in singolo, ovviamente. Dopo
Atene però ne ho avuto l'opportunità di tornare alla mia vecchia
passione e l'ho presa al volo”.
- Secondo lei quali sono le candidate alle medaglie nel doppio pl ai
Giochi di Pechino?
“Il doppio pl è una gara di qualità e di livello. Gli scarti sono
minimi. Credo che negli ultimi tre anni siano sette le nazioni che hanno
vinto medaglie. Equipaggi che vincono medaglie un anno possono trovarsi
l'anno dopo a disputare la finale B o C. Potrei quindi iniziare citando
gli equipaggi partecipanti. Se devo restringere la lista dico però:
Olanda, Cina, Australia con un occhio puntato sulle eventuali sorprese
che potrebbero giungere da Canada, Finlandia e Grecia.
- Sappiamo che le piace cucinare. E’ vero? Come fa a conciliare la
cucina con il fatto che essendo una PL deve seguire perennemente una
dieta? Qual è il piatto che preferisce?
“Si, è vero, adoro la cucina. Il fatto di essere una pl rappresenta
un'altra sfida è l'ho vinta cucinando porzioni piccole. I miei gusti
sono in maggioranza semplici: un sandwich o un panino integrale appena
sfornato con formaggio”.
- L’abbiamo vista in occasione dei Campionati del mondo. Ci sono
sempre molti tifosi olandesi al suo seguito. Quanto sono importanti per
lei?
“I tifosi olandesi sono facili da riconoscere: il colore arancio
spicca sulle tribune. Durante le gare non ho solitamente molto contatto
con loro ma vedere e sentire il loro entusiasmo mi dà una sensazione
speciale, unica. Visto dall'acqua è buffo. La gara è una faccenda
privata che devi fare da sola, con te stessa, non c'è tempo per il
divertimento. Per gli atleti in generale, penso che a tutti piaccia
gareggiare davanti ad un folto pubblico. Non importa per quale
equipaggio facciano il tifo ma l'attenzione, si sa, va sempre in
direzione degli atleti migliori”.
- C'è una persona alla quale deve dire “grazie” per quello che ha
ottenuto dal canottaggio?
“Sì, c'è. Ma lui lo fa sempre prima di me. Ogni volta che lo
ringrazio lui mi precede. Se non capisce a chi mi sto riferendo, lo
chieda a Josy, il mio allenatore”.
- Che fa una “farfalla arancione” nel suo tempo libero?
“Il tempo libero? La gente dice che se non mi trovate in barca, vuol
dire che sono sotto la barca o nelle vicinanze della barca. Ovviamente
esagerano. Spesso mi diletto nel montare oggetti usando utensili non
proprio ortodossi. Mi piace lavorare sulle barche ed anche sulle bici o
mettere insieme oggetti nel mio appartamento”.
MARIT VAN EUPEN è nata ad Arnhem il 26 settembre 1969
ed ha iniziato a praticare canottaggio all'età di 18 anni. Voga per il
circolo Drv Euros e vive nella capitale olandese, Amsterdam. Pratica ed
usa a scopo di allenamento altri sport tra cui il nuoto, il ciclismo e
la corsa campestre. Parla un buon francese, inglese e tedesco. Pesa 59
chilogrammi ed è alta 1 metro e 76 centimetri. Si definisce una ragazza
piena di interessi, è una brava cuoca e si diletta nel bricolage (è
molto brava nel riparare e incollare gli oggetti rotti). Marit è
ingegnere elettronico.
La carriera di Marit ha inizio nel 1997 quando in occasione della prova
di Coppa del Mondo di Monaco vince la medaglia d'argento nel doppio pl:
medaglia che, come dichiarerà in seguito, le fece capire che poteva fare
qualcosa di buono con il canottaggio. L'anno dopo vince un’altra
medaglia nella prova di Lucerna, bronzo, e nel 1999 partecipa ai suoi
primi Campionati del Mondo di St. Catharines, Canada, in singolo pl dove
manca la finale A ma, grazie ad una ottima prova di carattere, si
aggiudica quella B. Il singolo, si sa, non fa parte del programma
Olimpico e Marit, come tutte, sogna le Olimpiadi; per questo torna a
gareggiare in doppio pl e prende parte ai Giochi di Sydney 2000 dove
disputa la finale e si aggiudica il 6° posto. Passa un anno e il suo
doppio guadagna una posizione: 5° ai Mondiali svizzeri di Lucerna,
posizione che bissa sulle acque del Guadalquivir ai Mondiali di Siviglia
del 2002. E’ ancora sul doppio pl ai Mondiali di Milano 2003 dove però
deve accontentarsi del 6° posto che comunque le garantisce la
partecipazione ai Giochi Olimpici di Atene 2004. Marit è alla seconda
partecipazione Olimpica in una specialità che sembra essere una
questione privata tra Romania e Germania che bissano le rispettive
medaglie dell'edizione precedente; ma questa volta accanto a loro sul
podio c'è l'equipaggio olandese formato proprio da Marit van Eupen e
Kirsten van der Kolk. La loro gioia è a dir poco incontenibile.
Alla prova finale della Coppa del Mondo del 2005 a Lucerna la van Eupen
si presenta a sorpresa in singolo dove dimostra di avere grandi doti.
Vince la gara, preludio felice di quella che sarà la sua prima medaglia
d'oro mondiale che vincerà in terra di Giappone ai Mondiali di Gifu
2005. Il singolo le piace e continua da sola la sua strada. Gareggia in
Coppa del Mondo e si conferma ancora la più forte ai Mondiali britannici
di Eton 2006. La storia giunge fino alla scorsa estate dove a Monaco,
Campionati del Mondo 2007, la Van Eupen difende il titolo iridato nel
migliore dei modi. Non c'è storia per le altre, la regina incontrastata
è ancora lei. In questi giorni Marit gareggia a Piediluco dove in
compagnia della amica Kirsten van der Kolk testa la sua barca (doppio pl)
in vista della gara di qualificazione finale in programma a Poznan tra
due mesi.
Dal sito delle OrangeButterflies
Ogni mattina al campo di allenamento...
Tutti gli animali si destano siano essi piccoli o grandi. Ma è solo
quando il sole illumina le ali delle farfalle color arancio che il
giorno ha il suo completo inizio.
E' stato l'allenatore Kris Korzeniowski (conosciuto e apprezzato anche
in Italia) che in occasione della gara internazionale di Duisburg del
1998, osservando alcuni equipaggi PL femminili olandesi, li descrisse
come farfalle. A partire dal 1990 tutte le ragazze PL che partecipano a
gare di coppa del Mondo, Mondiali e Giochi Olimpici, entrano di diritto
a far parte di questo esclusivo ed originale club che ha un proprio sito
“OrangeButterflies” progettato e gestito direttamente dalle ragazze.
Attualmente le Orange Butterflies (Farfalle Arancio, colore che
contraddistingue tutte le squadre nazionali olandesi) sono una
quindicina e sul loro sito sono reperibili informazioni sulla squadra,
sulle gare e altre curiosità. Essere una di queste “farfalle” è
considerato un onore poiché le farfalle con il loro andare leggero e
delicato possono raggiungere mete molto distanti. Marit van Eupen e
Kirsten van der Kolk fanno parte ovviamente delle Orange Butterflies.
Foto:
M.Perna ©; C.Cecchin © |