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SAN
FRANCISCO, 9 aprile 2008 - Si e' svolta senza incidenti la
fiaccolata organizzata per accogliere a San Francisco la torcia
olimpica. Presente anche l'attore Richard Gere, amico del Dalai Lama, e
l'arcivescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu. Oggi la fiamma
attraversera' la citta' percorrendo un itinerario segreto per timore di
proteste. Pechino fa sapere che la tappa in Tibet della fiaccola non
saltera': mantenute le date previste, 20 e 21 giugno, del suo passaggio
a Lhasa, la citta' scenario dei sanguinosi scontri, seguiti alla
protesta anticinese, con decine di vittime. Per i disordini nella capitale tibetana sono state arrestate 923 persone. CASA BIANCA, NON ESCLUSA ASSENZA BUSH (di Luciano Clerico, ANSA) WASHINGTON - L'America accoglie in modo ambivalente l'arrivo della fiaccola olimpica dopo gli incidenti di Londra e Parigi. Da un lato la Casa Bianca, pur confermando la presenza del presidente George W. Bush alla cerimonia inaugurale dei Giochi, afferma che la decisione "può sempre cambiare", aprendo la porta per la prima volta all'ipotesi del boicottaggio. Dall'altro San Francisco, unica tappa americana della staffetta verso Pechino, cerca di rilanciare lo spirito olimpico ed evitare che la fiaccola sia "presa in ostaggio" da strumentalizzazioni politiche. E' in questo clima che la fiaccola è approdata in America. Lo ha fatto quasi di nascosto, alle quattro del mattino in un aeroporto di San Francisco ancora deserto ma comunque protetto da un imponente servizio d'ordine. Molte associazioni per i diritti umani avevano annunciato da giorni una serie di manifestazioni per le vie della città in occasione dell'arrivo della fiaccola, ma all' aeroporto gli attivisti pro Tibet e anti-Cina non si sono visti. Di certo però confluiranno in serata (quando in Italia sarà notte fonda) nella più importante manifestazione organizzata alla vigilia del passaggio della fiaccola, una fiaccolata per le vie del centro alla quale partecipano anche l'attore Richard Gere e l'arcivescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu. In attesa delle manifestazioni di domani, il sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, ha cercato comunque di rilanciare lo spirito olimpico della fiaccola, anche perché vuole evitare che sotto al Golden Gate si ripetano gli incidenti di Londra. Anche per questo i dieci chilometri di percorso che la torcia domani seguirà per attraversare la città sono rigorosamente segreti, e cambieranno in continuazione. Le autorità contano di poter ospitare con successo la staffetta olimpica e riuscire a evitare quanto avvenuto nei giorni scorsi a Londra e Parigi. "Mi aspetto con fiducia che tutto si svolga al meglio e che l'evento sia un successo - ha detto il sindaco - ma non sono così ingenuo nel valutare ciò che può produrre un evento di questa portata, in cui vi sono persone molto coinvolte da entrambe le parti". Per Newsom comunque l'occasione di ospitare la fiaccola resta "un grande onore" per la città, e la fiaccola, che non deve "cadere in ostaggio", viene trattata "come un Capo di Stato". Un onore espresso al san Francisco Chronicle da ciascuno degli 80 tedofori scelti per portare la torcia attraverso le vie di San Francisco. L'unico quartiere che quasi certamente eviteranno sarà Chinatown, dove vive la più grande comunità cinese d'America. Anche lì sono previste manifestazioni, meglio evitare di creare tensioni. L'ambasciatore cinese in America, Zhou Wenzhong, si è incontrato ieri per 45 minuti con il sindaco Newsom, per essere ragguagliato sulle misure di sicurezza prese per proteggere la staffetta olimpica di domani. Nel frattempo sono stati identificati i tre attivisti che ieri si erano arrampicati sui cavi del Golden Gate, il celebre ponte che attraversa la Baia di san Francisco. Sono tre giovani americani di 30, 29 e 27 anni. Hanno esposto due grandi striscioni per il Tibet libero. Dovranno comparire davanti al giudice per procurato allarme. Domani, infine, saranno a decine le manifestazioni organizzate in città in contemporanea con il passaggio della fiaccola. Tra le altre anche quella di Human Right Watch, l'organizzazione per la difesa per i diritti umani secondo la quale sarebbe necessario un boicottaggio totale delle Olimpiadi in Cina. CIO VALUTA MODIFICA STAFFETTA (di Beniamino Natale, ANSA) PECHINO - La fiaccola olimpica è arrivata ieri a San Francisco dopo le tormentate tappe di Londra e Parigi, dove le contestazioni degli attivisti per i diritti umani e i sostenitori della causa del Tibet hanno trasformato il suo viaggio intorno al mondo in quello che un quotidiano francese ha chiamato "un incubo" per la diplomazia cinese. Dubbi sull'opportunità di proseguire quello che - con una definizione che ieri appare ironica - il governo di Pechino aveva immaginato come un "viaggio dell'armonia" si sono fatti strada all'interno del Comitato Olimpico Internazionale (Cio). Il presidente del Cio Jacques Rogge, a Pechino per una riunione dell'esecutivo dell'organizzazione che durerà da domani a venerdì e sarà l'ultima prima dell'inizio dei Giochi, ha detto che si prenderà in considerazione l'ipotesi di accorciare il percorso della fiaccola prima del suo arrivo in Cina. L'arrivo é programmato per l'inizio del mese di maggio. In successive dichiarazioni, però, Rogge ha parlato di un "fraintendimento" dei media internazionali e ha escluso che venga cancellata qualche tappa della staffetta. "Non c'é alcuna discussione circa la cancellazione di qualche tappa" ha detto Rogge in un'intervista al Wall Street Journal. "Ciò che vogliamo fare, come è nostro dovere - ha precisato - è valutare il percorso della staffetta fino ad ora". "Sono rattristato che un simbolo così bello come la fiaccola che unisce i popoli...sia stato attaccato - ha aggiunto -. Noi rispettiamo pienamente la libertà di pensiero e di informazione, ma ci aspettiamo un comportamento non violento da parte delle persone". Dopo il suo arrivo a Pechino, la fiaccola dovrebbe girare per tutta la Cina - compreso il Tibet, dove appare impensabile che passi senza creare problemi - prima di terminare la sua corsa nel nuovo stadio olimpico della capitale durante la cerimonia di apertura dell'8 agosto. La Cina, dove le vicende della fiaccola hanno provocato una fiammata di nazionalismo, rimane inamovibile dalle sua posizioni. La portavoce del ministero degli esteri Jiang Yu, in una conferenza stampa a Pechino, ha indicato nella "cricca del Dalai Lama" i cui progetti, ha sostenuto, "sono destinati a fallire", la responsabile delle contestazioni. Gli osservatori ritengono improbabile un passo indietro di Pechino. Da alcuni anni infatti il presidente Hu Jintao si è assicurato il completo controllo sia del Tibet che della regione a maggioranza musulmana del Xinjiang, anch'essa teatro di manifestazioni di protesta, attraverso alcuni dei suoi più stretti collaboratori come il "duro" segretario del Partito Comunista del Tibet Zhang Qingli. Inoltre HU, nella sua veste di presidente della Commissione Militare Centrale, deve assicurare il controllo delle "forze separatiste" in vista delle Olimpiadi. Un cedimento potrebbe innescare una resa dei conti all'interno del Partito nella quale Hu e la sua fazione potrebbero avere la peggio. A San Francisco, dove la fiaccola è arrivata ieri, sono previste due manifestazioni per i diritti umani, alle quali parteciperanno tra gli altri l'attore Richard Gere, seguace del buddismo tibetano e amico personale del Dalai Lama, il leader tibetano esiliato, e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu. Ieri, attivisti hanno scalato il Golden Gate e hanno steso due striscioni che dicevano : "Un mondo, un sogno, Tibet libero" (parafrasando lo slogan delle Olimpiadi), e "Tibet libero 08". Le polemiche hanno investito anche il comportamento della squadra di poliziotti cinesi che, in tuta bianca e azzurra, hanno seguito la fiaccola a Londra e Parigi, intervenendo spesso brutalmente per "difenderla" dagli assalti degli attivisti. Il campione olimpionico Sebastian Coe, dopo averli visti in azione a Londra, li ha definiti "teppisti". Il primo ministro australiano Kevin Rudd, atteso domani in visita a Pechino, ha voluto chiarire che durante il passaggio della fiaccola nel suo paese "sarà l' Australia, e non la Cina, a garantire la sicurezza pubblica". Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha affermato ieri che "é stato triste vedere la fiamma e gli atleti contestati e posso capire che i cinesi abbiano un problema". "La soluzione - ha aggiunto - è quella di riprendere il dialogo (con i tibetani). Questa è soluzione. Se le Olimpiadi devono procedere in modo pacifico il dialogo deve essere ripreso". Sarkozy ha ricordato che ad agosto la Francia sarà presidente di turno dell'Unione Europea, e ha ripetuto che la sua partecipazione alla cerimonia d'apertura dipenderà dall' evolversi della situazione nel Tibet. |
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