VITTORIO ANGELO BOLIS: "Il canottaggio aiuta a superare i propri limiti"

Vittorio Angelo Bolis rappresenta l’entusiasmo in persona: 62 anni, sposato con Mariangela e padre di Katia “si è sposata, spero mi renda presto nonno”, vive sul Lago Maggiore, a Germignaga: elettromeccanico in Svizzera, con l’invalidità è tornato in Italia dove si è dedicato al settore tessile mentre da pensionato “ho girato come allenatore alla Monate e alla Luino”.
Come canottiere ha “vagabondato per i laghi”. Dopo aver iniziato nel sedile fisso alla Canottieri Luino, è passato alla Caldè e, successivamente, alla Ignis: l’approccio con la Canottieri Varese ha preceduto il suo rientro a Luino, abbandonata momentaneamente per Germignaga e ritrovata qualche anno dopo, prima di approdare alla corte di Paola Grizzetti e Giovanni Calabrese nel 2003.

“Sono Adaptive dal 1983 ma ho sempre praticato questa disciplina con lo stesso impegno e la stessa determinazione – racconta – penso di conoscere talmente bene il canottaggio da poter dare suggerimenti ad alcuni compagni ma mi trattengo perché i nostri tecnici sono bravissimi”.

Una spanna sopra gli altri?
Devo dire onestamente che i nostri Paola, Renzo e Giovanni ce li invidiano in tutto il mondo: mi è capitato di vedere altri allenatori ascoltare le nostre riunioni per carpire qualche segreto.

E la strada per Pechino la vedi ancora lunga?
Ce la sto mettendo tutta, mi sto preparando tantissimo: dopo Monaco ho proseguito con due allenamenti al giorno, la mattina scendo in due senza con il mio amico Master Loris mentre per tre volte alla settimana mi alleno con Graziana. Il pomeriggio si riprende con il quattro, la barca più adatta per equilibrio e gesto tecnico.

Se sarai convocato, sarai il vogatore più anziano del mondo: che effetto ti fa?
Lo sono stato già a Monaco e, a maggior ragione, vorrei esserlo anche a Pechino per dimostrare che nello sport non esistono limiti e si può puntare sempre e comunque verso l’alto.

Lanciamo una campagna pro Adaptive Rowing: perché  scegliere questa disciplina?
Il canottaggio è uno sport completo e aiuta a superare i propri limiti: non è stato facile, per me, rendermi conto di essere come prima dopo la perdita dell’arto. Se faccio delle pause, adesso, la muscolatura cade e tornano i problemi di prima: per questo consiglio il canottaggio vivamente a tutti, in base alla mia esperienza e alla mia salute. Una medaglia a Pechino sarebbe fondamentale: avrebbe ripercussioni importanti sul movimento.

Ci sintetizzi la squadra nazionale degli Adaptive?
Ci invidiano tutti perché siamo molto uniti e in alcuni momenti un po’ troppo vivaci: quando emergono le problematiche ci aiutiamo l’uno con l’altro. Stiamo aumentando, siamo veramente tanti: sino a giugno ci sarà sempre una grande competizione.

C’è un erede di Vittorio Bolis in giro?
Si, ha quasi 18 anni e si chiama Marco: alla Gavirate sta crescendo molto bene, anzi devo dire che in breve tempo ha imparato a vogare e il suo stilo è piuttosto buono. Ha grande voglia di apprendere, sono sicuro che in futuro sarà protagonista.  


Ufficio Stampa Can. Gavirate
Marco Callai

   
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