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di Ferruccio Calegari
“Carneade,
chi era costui?” si chiedeva don Abbondio, nei Promessi Sposi.
Certamente non era un personaggio comune, ma rappresentava una nicchia
del sapere, della cultura, un filosofo greco abbastanza importante,
vissuto oltre un centinaio di anni avanti Cristo.
E che c'entra con il canottaggio?, mi direte. Assolutamente nulla, ma
vuole essere un paragone per sottolineare la grandezza ed il valore di
un compito importante, per non dire determinante, per la lineare
riuscita delle manifestazioni remiere cui è chiamato un giudice di gara.
Embè, mica ci vuole un filosofo: no, ma una persona che in un
particolare e delicato settore della nostra attività sappia
immedesimarsi in una parte proprio “con una certa filosofia”, quasi
cireneo, uno che sappia accettare con disciplina e sacrificio un
incarico apparentemente marginale, ma importantissimo, quello della
funzione del Giudice Arbitro.
Siamo un po' tutti cirenei, direbbe qualcuno, quando ti piazzano o in
partenza sotto un sole bruciante, o in percorso, in condizioni
climatiche da tardo inverno o da torrido Sahara. Ma tra i tanti colleghi
mi piace ritrovare questa ideale funzione, quasi da martire
predestinato, in uno degli amici cremonesi che conosco da innumerevoli
anni e che ho sempre apprezzato sia quando mi sono ritrovato a
collaborare con lui che fungeva da presidente di giuria, che da pari
collega.
E dove vuoi arrivare, mi chiederete, siamo tutti nella stessa barca,
possiamo tutti rientrare molli di sudore, o molli per la pioggia che ci
ha investito.
E vabbè, tiriamo fuori questo nome, sottolineiamo il valore di questo
amico che a fine 2007 ha ricevuto un meritato riconoscimento dalla
Federazione, e potrebbe essere superfluo scriverlo, ma spesso nella
passerella delle cronache federali i giudici arbitri non trovano quella
adeguata risonanza, quella cornice che invece viene riservata ad altri.
Maurizio Perticara, giudice arbitro, è stato proclamato “cavaliere delle
acque”, ma come nasce in questa vocazione? Premesso che a differenza
degli atleti dei quali si deve conoscere, anche per distinguerne le
categorie, data di nascita ed altri particolari, lo schedario pubblico
dei GG.AA. non sottolinea questo dettaglio, ma giustamente ci informa
che nel 1965 ha remato per la Canottieri Bissolati, il glorioso
sodalizio di Cremona al quale è sempre spiritualmente legato e dove lo
incontriamo tutti gli anni alla bellissima ed ormai tradizionale “festa
dell'atleta” di fine stagione. Dal 1977 è entrato nei ruoli arbitrali
come aspirante e dal 1979 è divenuto effettivo.
E qui ci scappa una nuova domanda: se nell'arco di un decennio di
attività remiera e considerato l'obbligo della morta temporale tra voga
attiva e ruolo arbitrale, ha smesso di remare circa 35 anni fa e da 30
anni è tra le giacchette blu, rileviamo un passaggio veloce e senza
tentennamenti. Altri invece, pur sollecitati, tendono a fare orecchio da
mercante quando vengono invitati (e purtroppo non vi sono molte
condizioni per blandirli) a partecipare a questo impegno, che tutto
sommato è anche cosa piacevole. Ma poi se vai a guardare un po' la
storia della Bissolati ti ritrovi un doppio legame affettivo del nostro
Maurizio con il canottaggio, con il nonno Bruno Ziglioli ai vertici del
sodalizio, vice presidente nel 1957 e direttore sportivo e
successivamente assurto ai vertici federali, divenendo appassionato
presidente proprio della Commissione Direttiva Arbitrale. E tutti gli
anni ricordiamo il buon Maurizio presente agli appuntamenti bissolatini
dove accompagna mamma e zia alla consegna del “Premio Bruno Ziglioli”
che il sodalizio assegna ad un atleta, anche non canottiere, per le sue
ottime qualità umane e sportive.
Maurizio è sempre entusiasta della scelta fatta ed anche trascurando i
suoi impegni “da nonno” non manca mai agli appuntamenti di rito, perché
ama questo sport, sport bellissimo per i giovani, che vanno aiutati a
crescere e “noi giudici arbitri dobbiamo aiutarli in questa loro
crescita sportiva e civile”. E conclude “ vorrei che molti altri
apprezzassero questa opinione e venissero ad accrescere i ranghi del
nostro gruppo arbitrale”.
E appare assai azzeccata la motivazione con cui gli è stato assegnato il
premio e che merita essere ripresa qui di seguito:
Giudice Arbitro di grande
spessore, schivo e riservato, non avvezzo al protagonismo, gode di stima
e fiducia tra i colleghi e, soprattutto tra i tesserati nella gestione
di eventi sportivi di vertice e di gare promozionali, ha sempre
improntato la sua azione al pieno rispetto delle regole relazionandosi
con l'ambiente remiero con estrema semplicità e serenità.
Ha dimostrato di saper gestire con armonia e grande duttilità i colleghi
a lui affidati riuscendo a dare a tutti la possibilità di dare il meglio
in ogni occasione.
E' un giudice arbitro sicuro, deciso e professionalmente preparato che
si è districato con sapienza nelle casistiche che gli si sono
evidenziate".
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