QUEL TERRIBILE SPLENDIDO MICROCOSMO DEL CANALE INDUSTRIALE

TRIESTE, 22 giugno 2008 - Il Canale industriale di Zaule, è un sito che nonostante l’intenso traffico marittimo, e le imprese instauratesi anche di recente, presenta un’attrattiva per il tempo libero della gente comune, di chi non può permettersi l’ingresso allo stabilimento balneare o la calca delle spiagge libere. Un’ampia zona è poi spontaneamente diventata in questi ultimi anni, un’oasi faunistica di notevole interesse naturalistico. Non lo conoscono in molti, ma sono parecchie le persone che frequentano il Canale nel tempo libero.
Costruito dal Governo Militare Alleato, il Canale nel progetto originario doveva arrivare fino alla Val Rosandra.
Quotidianamente (ed a qualsiasi ora dall’alba al tramonto), i pescatori dalla riva trascorrono ore con il loro passatempo preferito, occupando entrambe le sponde.
Alcuni nel periodo estivo si sono costruiti (nonostante l’aria non proprio sopraffina e l’acqua impraticabile per le immersioni), delle piazzole con muretti a secco per prendere la tintarella, e si arrischiano addirittura a mettere le gambe in acqua, a loro rischio e pericolo.
C’è chi arriva la domenica mattina, magari in bicicletta, cerca pochi ciuffi di verde dove sedersi e dare lettura del giornale.
Un gruppo di giovani scooteristi, all’angolo tra le vie Antoniotto Usodimare e Riva Giovanni da Verrazzano, conosciuti su You Tube, si esercitano in evoluzioni sui loro mezzi a due ruote, ripresi con le videocamere dagli amici che poi metteranno in Rete il documentario. Impennate, seguite da rapide accelerazioni sono il loro pane quotidiano, anche se talvolta il boccone diventa amaro all’arrivo delle forze dell’ordine.
Non mancano gli appassionati di modellismo che vanno a testare i loro motoscafi ed aerei in miniatura sulle rive del Canale nei tratti dove l’acqua ferma garantisce il divertimento.
Il canottaggio e la canoa sono assidui frequentatori della zona in particolare in periodi nei quali le dighe foranee non riescono nel loro compito di protezione da mare mosso da venti da sud ovest.
Gli ormeggi sul fondo del Canale, sono sempre meglio attrezzati ed ospitano oramai quasi un centinaio di imbarcazioni a vela ed a motore, molte delle quali partono proprio da lì per la crociera verso la penisola istriana o soltanto per quattro bordi in quella che dagli esperti viene chiamata Piccola Sidney.
Sul far della sera, i pescatori di frodo arrivano alle volte con piccoli motopescherecci scortati da uno scafo civetta che avvisa dell’arrivo di pattuglie di carabinieri o polizia. Gettano le reti e dopo alcune ore le ritirano con il pescato che a saperne la provenienza, con difficoltà finirebbe sulle nostre tavole.
Non manca lo scafista che non si sa bene cosa porti a bordo… Arriva velocissimo in fondo al Canale, si ferma il tempo di scaricare la merce, e poi via veloce come è arrivato.
Dal monte che nella Val Rosandra fa da confine in territorio sloveno si lanciano spesso temerari con il parapendio, sorvolano il Canale e atterrano di solito nella valle delle  Noghere.
Tutto questo succede in una zona dove le navi che caricano e scaricano sono di casa, anche se alle volte sembrano estranee a tutto quello che succede loro attorno.
E quell’attorno è un’oasi che va via via popolandosi sempre più a dispetto della qualità molto scadente dell’acqua (non è una novità lo scarico nel Canale soprattutto nelle giornate festive quando i controlli sono rallentati …) e dell’aria, con la sagoma incombente del termovalorizzatore.
In questo microcosmo prolificano animali che a fatica cercano la tranquillità di un’oasi che poi in effetti non è tale.
Nell’ultimo tratto del Rosandra, che si getta nel Canale Industriale,  ha nidificato da pochi giorni una coppia di splendidi cigni reali. 7 stupendi batuffoli grigi sono sorvegliati a vista dai genitori, e se tenti di avvicinarti anche solo per scattare qualche immagine, loro attaccano a difesa preventiva della prole.
Addentrandoci appena un po’ in questo stretto corso d’acqua, lo scorso anno aveva trovato rifugio l’airone cinerino che faceva la spola tra il suo nido ed il tratto a mare dell’ex area Esso. È da un po’ che non si vede.
Nell’ampio tratto di verde dell’ex-Aquila invece scorazzano indisturbate famigliole di caprioli, fino a poco tempo fa con il posteriore bianco della classica divisa invernale. Arrivano fino al mare dove timidi, nascosti tra i cespugli, tra una brucatina e l’altra guardano incuriositi il transito delle imbarcazioni.
Ad un passaggio attento sotto i moli, un frullare d’ali annuncia la presenza (ma per soli pochi secondi...perché poi se ne va) del martin pescatore. Una beccatina ai molluschi che la bassa marea ha lasciato allo scoperto…e via verso altro cibo.
Il gabbiano reale guarda dall’alto delle gru o appollaiato sulle gradi boe d’ormeggio mentre passi con il motoscafo, e solo se ti avvicini di molto spiega le ali che sembrano salutare.
Le rondini a primavera sulle crocette delle barche a vela condividono il riposo degli scafi nei loro ormeggi.
I germani reali al fondo del canale visitano curiosi ogni anfratto, cercando anche vicino agli scarichi un posto tranquillo dove riposare.
E poi tanti uccelli di passaggio, che soggiornano nella zona lo spazio di una stagione, per poi trovare condizioni di acqua ed aria migliori per una villeggiatura che dura lo spazio di una vita.

Maurizio USTOLIN

   
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