(ANSA)
PECHINO, 8 maggio 2008 - Dopo giorni fermi a oltre ottomila metri di
quota in attesa che il tempo migliorasse, una squadra cinese di
alpinisti tedofori, a tre mesi dall'inizio dei Giochi di Pechino 2008, è
riuscita nell'impresa senza precedenti di portare in vetta all'Everest
la fiaccola olimpica. L'onore di tenerla tra le mani negli ultimi metri
è toccato a una donna tibetana.
L'impresa, che rappresenta un successo d'immagine per la Cina dopo
settimane di contestazioni e violenze anti-cinesi e filo- tibetane che
hanno costellato il percorso planetario della fiaccola, è stata
realizzata alle 09:18 locali, le 03:18 italiane con l'arrivo in vetta a
quota 8.848 metri dal versante cinese (tibetano). La tappa conclusiva
dall'ultimo campo ("Camp Attack") a quota 8.300 metri - raggiunto da 19
alpinisti sui 36 (28 tibetani, 8 cinesi di etnia Han e 6 della minoranza
Tujia) che componevano nel complesso la spedizione, attestatasi al Campo
base il 27 aprile -, è stata completata in poco più di sei ore: la
partenza, secondo l' agenzia 'Nuova Cina', è avvenuta alle 03:00 locali
(le 21:00 italiane di ieri).
A una quarantina di metri dalla vetta la fiaccola, che era rimasta
fino a quel momento chiusa nello zaino di uno degli alpinisti, è stata
accesa. Questo tratto è stato coperto da cinque tedofori, l'ultimo dei
quali era la tibetana Cering Wangmo. La torcia - distinta da quella che
ha percorso il mondo e fatta per resistere in condizioni meteo estreme e
dove è scarso l'ossigeno - è rimasta accesa nonostante il vento furioso
e la temperatura di 30 gradi sottozero. I tedofori, che sulla vetta
hanno esibito la bandiera cinese, quella olimpica e quella col logo di
Pechino 2008, hanno esultato, dando il via alla festa: "Lunga vita al
Tibet! Lunga vita alla Cina!", hanno gridato davanti a una telecamera
collegata al campo base e alla Tv cinese. "Abbiamo realizzato una
promessa al mondo intero e un sogno di tutti i cinesi", ha dichiarato il
comandante del campo base, Li Zhixin. Ma non per tutti l'impresa è stata
motivo di festa: per il governo tibetano in esilio a Dharamsala (India)
si tratta di una "provocazione" da parte della Cina in un momento in cui
la situazione in Tibet è "drammatica e tetra", mentre per gli esuli
tibetani del movimento Students for a Free Tibet (Stf), si tratta di
"una mossa politica per riaffermare il controllo della Cina sul Tibet".
Fra i critici anche l'alpinista altoatesino Reinhold Messner, che
scalò l'Everest in solitaria e senza ossigeno: "E' un'offesa per i
tibetani. Una montagna che per la gente del posto è considerata sacra è
stata strumentalizzata per un'operazione di marketing e propaganda". Un
gruppo di alpinisti italiani che ha osservato la vetta da una montagna
di fronte. sul versante nepalese dell'Everest, e che ieri aveva potuto
seguire tutti i movimenti della fiaccola, ha espresso qualche dubbio.
Nessuno ha visto niente, perché la vetta era coperta da nubi: "Dal
versante nepalese comunque - ha detto l'alpinista italiano Gian Pietro
Verza - sarebbe stato impossibile salire in vetta: il vento in quota
soffiava a oltre 100 chilometri orari. Nessuno poteva farcela". |