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Da
sempre avvenimento unico, che purtroppo è servito anche per contrapporre
schieramenti politici mondiali (si pensi ai boicottaggi), le Olimpiadi
di Pechino rappresentano un autentico evento: per i giornalisti,
un'occasione per un ruolo da testimoni sul campo come raramente si ha la
possibilità di fare in un paese in cui i diritti civili rappresentano un
problema: come si sta attrezzando la testata per la Missione Pechino?
“Radio 1 diventerà davvero una rete olimpica. Nel solco della
tradizione seguiremo le Olimpiadi "minuto per minuto". Previste lunghe
"strisce" quotidiane. Si comincerà alle 3 del mattino e si proseguirà
con il racconto delle gare fino alle 9. Gli altri spazi: dalle 10 alle
12 e dalle 15 alle 17. Naturalmente tutti i notiziari prevederanno
collegamenti con Pechino e ogni giorno verrà proposto agli ascoltatori
uno speciale di circa 20 minuti che inizierà alle 8.30. Racconteremo i
Giochi con un occhio attento al paese che li ospiterà. Nel nostro gruppo
di lavoro anche giornalisti di politica estera. Senza censure, nel
rispetto delle finalità del servizio pubblico e con la convinzione che
l'occhio del mondo che si aprirà sulla Cina, potrà contribuire alla
diffusione e alla tutela dei diritti umani”.
I giornalisti inviati alle
Olimpiadi di Cina 2008 al pari dei corrispondenti saranno osservati
molto speciali: c'è la consapevolezza che il concetto di libertà e
diritto di critica, anche per chi vive lì e avrà occasioni di incontro
con colleghi che vengono da tutto il mondo, creerà loro problemi.
Insomma, due mondi sotto lo stesso tetto: cosa ne verrà fuori secondo
lei?
“Nel mondo democratico è ormai un diritto acquisito quello ad
una libera informazione. Ciò malgrado sappiamo bene che non è possibile,
nemmeno da noi, abbassare il livello di attenzione. Non sarà facile, se
qualcuno lo volesse, imbavagliare i giornalisti accreditati in Cina. La
presenza di tante testate, l'attenzione planetaria intorno all'evento,
sarà un momento importante di crescita, per noi e per i colleghi cinesi.
Direi di più. Soprattutto, per gli stessi cinesi. Non sono
necessari atti clamorosi per compiere il dovere di informare. Sarà
sufficiente onorare una vecchia e ancora attualissima definizione del
nostro mestiere, quella di Enzo Biagi : il giornalista è un testimone
della realtà”.
Come sempre, ma ancora di
più nelle ultime edizioni, la Festa dello Sport è soprattutto uno show
televisivo ma è chiaro che il racconto, la storia, l'aspetto curioso
fanno la differenza tra un giornale e l'altro, che sia televisivo,
radiofonico, scritto, via internet. Qual è a suo parere la chiave
migliore per parlare delle Olimpiadi?
“Raccontare i suoi protagonisti, i giovani che si batteranno,
speriamo lealmente, per ottenere la vittoria. Molti di loro sono
sconosciuti al grande pubblico. Potremo scoprirli, ascoltarli, narrare
le loro emozioni, leggere nei loro occhi la gioia per una medaglia o la
delusione per una sconfitta. Senza perdere di vista tutto ciò che
avviene intorno a loro. Raccontare le Olimpiadi significa anche
raccontare il paese che le ospita. Faremo un buon lavoro se riusciremo a
portare con noi, a Pechino, gli ascoltatori di Radio 1. Emozionandoli
con le nostre emozioni”.
Quale ruolo hanno in questo
appuntamento così speciale le organizzazioni di categoria (sindacali,
gruppi di specializzazione, associazioni per la libera stampa, Ordini
professionali) e cosa si dovrebbe fare in sede preventiva?
“Le organizzazioni di categoria hanno sempre una funzione
importante di stimolo, controllo, tutela dei diritti ma anche di
costante richiamo ai doveri. Non sono tra coloro che sponsorizzano
l'abolizione dell'Ordine. Al contrario. A maggior ragione, in una
situazione difficile e complessa come quella che troveremo a Pechino,
il ruolo delle nostre organizzazioni di categoria potrà essere
valorizzato e rilanciato. Dovremmo riuscire ad esportare un modo di
fare informazione. Liberi ma anche consapevoli della delicatezza del
confronto con le espressioni culturali e politiche del paese che ci
ospiterà”.
6 maggio 2008 |