Dalle finali di oggi arrivano per l’Italia due medaglie, un quinto
 e quattro sesti posti


POZNAN, 19 giugno 2016 - Una giornata primaverile, dopo gli acquazzoni dei giorni scorsi, ha fatto da cornice all’ultima giornata di finali della Coppa del Mondo svoltasi stamane sulle acque del Lago Malta, lo stadio del remo di Poznan, in Polonia. Ad aprire la serie delle sette finali italiane il due senza di Domenico Montrone (Fiamme Gialle) e Giovanni Abagnale (Marina Militare) che si è piazzato sesto al termine di una gara combattuta palata su palata che, sul traguardo, ha visto la Nuova Zelanda conquistare nettamente l’oro davanti all’Australia la quale, negli ultimi trecento metri, si è prodotta in un rush finale che ha risucchiato la Gran Bretagna2 finita al terzo posto, mentre la barca azzurra, pur sesta, è arrivata comunque a poco più di tre secondi dal podio (3"26).

La prima medaglia della giornata arriva, invece, dal doppio pesi leggeri di Andrea Micheletti (Fiamme Oro) e Marcello Miani (Forestale) che, dopo una gara ragionata, con forza e determinazione sono stati tra i protagonisti di un finale vorticoso. L’Italia attaccando la Norvegia fa aumentare, in questo modo, ancor più il ritmo di gara con la Gran Bretagna che scoppia letteralmente finendo quinta, mentre la barca azzurra strappa una terza posizione per soli 66 centesimi dall’armo norvegese, secondo. Bella prova quella che la coppia Federica Cesarini (C Gavirate) e Valentina Rodini (Fiamme Gialle), nel doppio pielle, hanno offerto ai tifosi italiani. Un sesto posto che non le fa sfigurare di fronte ad avversarie di grande caratura, giungendo a 1"70 dal 4° posto e con l'Olanda, che oltre a vincere, fa registrare pure la miglior prestazione mondiale di specialità.

La medaglia d’argento arriva, invece, dal quattro senza dei campioni del mondo in carica Giuseppe Vicino, Matteo Lodo (Fiamme Gialle), Matteo Castaldo (RYCC Savoia) e Marco Di Costanzo (Fiamme Oro) che, da autentici gladiatori, hanno condotto una competizione d’attacco fino alla fine. Protagonisti di una gara diventata subito coriacea prima dei mille metri quando i sudditi di Sua Maestà hanno cercato di staccare gli avversari, ma senza riuscirci e con l’Italia sempre al terzo posto. Il finale diventa incandescente con la Gran Bretagna che va a vincere mentre gli azzurri attaccano l’Australia che, per soli tredici centesimi, si vede sfilare dal collo la medaglia d’argento vinta dall’Italia.

Luca Rambaldi (Fiamme Gialle), Giacomo Gentili (SC Bissolati), Emanuele Fiume (SC Pro Monopoli) e Ivan Capuano (RYCC Savoia) sono i quattro giovanissimi che oggi hanno regatato al fianco di equipaggi di altissimo livello e il loro sesto posto nel quattro di coppia, vinto dall’Australia e con Germania e la Polonia al secondo e terzo posto, potrebbe essere un punto di partenza per far ritornare ai fasti del passato questa imbarcazione che tanto ha dato all’Italia. Oggi abbiamo visto quattro atleti che, con autentica “fame”, non si sono sottratti dalla lotta ma hanno punzecchiato nella parte alta del percorso le nazioni in gara oggi sul lago Malta.

Nel quattro senza pesi leggeri la formazione azzurra, di Giorgio Tuccinardi (Forestale), Livio La Padula, Martino Goretti (Fiamme Oro) e Stefano Oppo (Forestale), pur rimanendo, durante i vari passaggi intermedi, in sesta posizione è sempre stata in contatto con le battistrada. Dopo l’ultima frazione e, in special modo, sul finale di gara, il ritmo è diventato vertiginoso e in questo vortice la barca azzurra non è riuscita a cambiare la velocità rimanendo staccata dalle altre concorrenti. A salire sul podio, nell’ordine, Nuova Zelanda, Danimarca e Gran Bretagna.

L’ultima barca impegnata nelle finali olimpiche è stata il doppio di Francesco Fossi e Romano Battisti (Fiamme Gialle) la quale, dopo aver gareggiato per tre quarti di gara al fianco degli avversari, si è lasciata staccare dalle battistrada. Sul finale la Nuova Zelanda va all’attacco della Gran Bretagna e la supera negli ultimi metri trascinandosi dietro nel rush finale anche la Francia, terza. La barca azzurra perdendo il contatto, chiude al quinto posto una gara incerta soprattutto nella parte centrale e prima che le posizioni si potessero delineare definitivamente.

 

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