È morto Cassius Clay, Muhammad Ali, addio al “più grande”


ROMA, 04 giugno 2016 - Addio a una leggenda del Ventesimo secolo. Fu nominato il più grande sportivo del Novecento per essere stato una delle sue icone indelebili, una delle figure più memorabili dello sport e del pugilato. Muhammad Ali è morto a 74 anni questa notte in Arizona, in un ospedale di Phoenix. Ali si era sposato quattro volte ed aveva nove figli. L'ex campione del mondo dei pesi massimi, e oro olimpico a Roma '60, era stato ricoverato giovedì 2 giugno. Le sue condizioni non erano state giudicate gravi, ma data l'età e il morbo di Parkinson, di cui era malato da trent'anni, i medici avevano scelto la strada della prudenza. L’ex Cassius Clay, che aveva lasciato la boxe nel 1981, era stato in ospedale diverse volte negli ultimi anni.

L’ultima nel gennaio 2015, per una grave infezione alle vie urinarie, sebbene in un primo momento gli fosse stata diagnosticata una polmonite. Nato a Louisville, in Kentucky, il 17 gennaio del 1942 come Cassius Marcellus Clay Jr. cambiò il suo nome in Muhammad Ali nel 1964, dopo essersi convertito all'Islam. Nella sua carriera ha vinto tre volte il titolo mondiale dei pesi massimi, dopo l'oro olimpico conquistato a Roma nel 1960. Divenne un simbolo per il movimento di liberazione dei neri negli Stati Uniti durante gli anni '60, anche per aver sfidato il governo americano, opponendosi all'arruolamento nell'esercito per motivi religiosi ed aver gettato nel fiume la medaglia olimpica vinta a Roma.

Pochissime da anni le sue apparizioni pubbliche, l'ultima lo scorso 9 aprile, quando aveva voluto partecipare alla “Celebrity Fight Night” a Phoenix, un evento annuale che è anche occasione per una raccolta fondi a favore della ricerca contro il Parkinson, morbo di cui soffriva e che fu palese al mondo per il tremore delle mani mentre accendeva la torcia olimpica nel 1996, ai Giochi di Atlanta. E poi ancora, Alì alle Olimpiadi di Londra con gli occhi nascosti dietro grandi occhiali neri d non più di un cenno di saluto. Eppure è stato l’unico in tutti i Giochi a tenere testa come popolarità ad Elisabetta II che dava spettacolo con l’ultimo 007. Tra le sue frasi più celebri ricordiamo questa: “I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione''. Addio Campione!

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