1986-2016, Matt Smith, Direttore Esecutivo FISA, ancora a Piediluco:
 l'intervista


PIEDILUCO, 04 aprile 2016 - Per lui stare qui è un salto indietro nel tempo di 30 anni. “Arrivai qui nel gennaio del 1986, è stato un po’ come fare un Master. Ero sotto Nielsen, Postiglione e De Capua, venivo da Los Angeles e, dopo aver vissuto all’incrocio più trafficato che c’è al mondo, mi ritrovai ad abitare a Labro, 60 abitanti. La notte non riuscivo a dormire perché non c’era rumore… Ho fatto di tutto, dall’assistente agli stranieri all’amministrazione, aiutavo al College, all’epoca c’erano Davide Tizzano, Filippo Soffici, a volte Giovanni Calabrese. Uscivo su questo lago due volte al giorno, tutti i giorni, tranne la domenica. A volte… E’ stato un bel periodo”. A parlare è Matt Smith, Direttore Esecutivo della FISA, la federazione remiera internazionale. Uno dei più alti dirigenti del canottaggio mondiale, che avendo mosso i primi passi nel mondo dirigenziale remiero a Piediluco nel 1986, ha vissuto in prima persona la nascita del Memorial “Paolo d’Aloja”. Che nacque in un epoca d’oro per Piediluco: “Negli anni ’80 – ricorda Smith – Piediluco era il centro del mondo del canottaggio per tutti quegli atleti che volessero fare il salto di qualità. Aiutavamo chiunque ce lo chiedesse e avesse due soldi da spendere per lo sviluppo del canottaggio. Proprio nel 1986, pochi mesi dopo il mio arrivo, lanciammo il Training Camp per le nazioni che ancora cercavano di progredire nella pratica del canottaggio, e poi questa regata. Fu subito un successo, non c’erano segreti, molte nazioni seguivano il programma di Nielsen, tutti condividevano tutto. In questi giorni ho incontrato tante persone che erano qui anche 30 anni fa, e tutti ricordano quel periodo con piacere”.

Nel corso degli anni, ovviamente, il Memorial ha subito i suoi cambiamenti, come tutto il panorama remiero, ma Matt Smith ha il suo personalissimo pensiero sulla regata internazionale che quest’anno è giunta alla trentesima edizione: “Spero che mantenga il suo status di gara amichevole, se così posso definirla. C’è poco stress, è perfetta per chiunque, dai paesi in via di sviluppo che hanno una prima chance per confrontarsi col meglio del canottaggio internazionale ai paesi extraeuropei, che passano dal Memorial per accordare i suoni in vista degli impegni di Coppa del Mondo previsti in Europa, come Varese tra due settimane, e vicini come date. La FIC ha sempre investito molto in questa gara, ci ha messo grande impegno per rendere tutto fruibile, come ad esempio il Training Camp che come sempre funziona molto bene. Spero, anche per il bene di Piediluco, che continui così”. Piediluco, dunque, con il suo Memorial d’Aloja, è sempre una tappa importante per il canottaggio internazionale. Che però, come spiega bene e dettagliatamente Matt Smith, sta cambiando. “Viviamo un periodo d’oro per quanto riguarda il canottaggio – attacca il Direttore Esecutivo della FISA – 30 anni fa non avremmo mai pensato che un giorno ci sarebbero state così tante risorse da investire nel nostro sport. Però da un punto di vista che definirei di politica sportiva, lo sport sta mutando il suo ruolo. Sta diventando un modello per la società. Questo fatto, lo sport linea guida della società contemporanea, non dobbiamo subirlo, bensì sfruttarlo. Anticipare questi cambiamenti perché il canottaggio sia pronto a essere un modello per la società”.

Perché i cambiamenti, dettati dal CIO e esposti con chiarezza nel settembre scorso a Chambery durante il Congresso FISA post-Mondiali di Aiguebelette, sono in atto: “Il CIO ha capito che il canottaggio è troppo complicato, troppo costoso, e bisogna modificare alcune caratteristiche. Abbiamo la possibilità di essere i protagonisti di questo cambiamento, perciò abbiamo informato le federazioni nazionali su come dobbiamo fare la nostra parte. Non possiamo sbagliare, il CIO ha studiato tutto, non abbiamo segreti. Il primo obiettivo è la parità numerica tra i sessi. L’uguaglianza numerica nelle gare maschili e femminili è al centro dell’Agenda 2020 della FISA in quanto è quello che, ci ha fatto capire, vuole il CIO. La storia si ripete. Nel 1993 al centro del modello perseguito dal CIO e dunque dallo sport mondiale c’era l’universalità, un concetto molto importante per il presidente di allora, Juan Antonio Samaranch. Perciò nel canottaggio inserimmo i pesi leggeri, così che nel panorama remiero internazionale potessero affacciarsi anche quelle nazioni meno sviluppate fisicamente. 20 anni dopo i pielle sono sempre importanti per l’universalità, però riceviamo altre critiche” allude Smith.

Per chi mastica canottaggio, tali critiche possono sembrare futili, ma guardando dal punto di vista degli altri sport forse no. Smith è fermo e chiaro allo stesso tempo: “Perché nel canottaggio alle Olimpiadi c’è una categoria per chi non può pesare più di un tot di chili, e nel basket non c’è invece la categoria riservata ai giocatori più bassi di un metro e 80? Ecco perché l’universalità resta importante, ma per salvare il canottaggio ai Giochi oggi entra in gioco anche la parità numerica tra i sessi, motivo per cui forse il quattro senza pielle potrebbe essere sacrificato per far posto al quattro senza femminile. Possiamo discutere, e sicuramente lo faremo, quanto vogliamo – dice il Direttore Esecutivo della FISA – ma dobbiamo adeguarci per il bene del nostro sport”. Bene del canottaggio che non passa soltanto da universalità e uguaglianza tra i sessi, ma anche dagli aspetti organizzativi. Trovare un bacino remiero che rispetti le distanze regolamentari previste per il canottaggio non è semplice come trovare un campo da pallavolo o da tennis. “Trovare il campo di gara a Tokyo – dice a tal proposito Matt Smith – è stato molto difficile. Dal 2024, dovunque si terranno i Giochi (in corsa anche l’Italia con la candidatura di Roma, ndr), il campo di gara dovrà o essere già esistente e che rispecchi i criteri regolamentari attualmente in vigore, oppure il canottaggio dovrà adattarsi a ciò che c’è nei dintorni della città che li ospiterà. Non si costruiranno più bacini remieri ad hoc, non si devono più sprecare soldi, questo è il monito. Il canottaggio, per non perdere la sua essenza, deve restare uno sport aerobico? Bene, basta che le gare durino intorno ai 5 minuti, dunque possono bastare 1500/1700 metri, non necessariamente si deve gareggiare sui 2000. Dobbiamo adeguarci a questi cambiamenti ed essere pronti per quanto si verificheranno”.

Rio 2016 però è dietro l’angolo, e qual è la situazione del Lagoa Rodrigo de Freitas? Ce lo dice Matt Smith, che giusto mercoledì scorso era in Brasile per un sopralluogo sul bacino: “Sarà una grande Olimpiade per il canottaggio, abbiamo fatto il percorso con i mezzi pubblici per verificare la raggiungibilità del lago da altri punti centrali della città, stiamo controllando la qualità dell’acqua costantemente e credo proprio che il virus Zika ad agosto non sarà più un problema. Il Lagoa sarà uno stadio remiero da 5000 posti, meno rispetto a quanto avevamo preventivato, ma la good governance ci ha imposto di tagliare, e lo abbiamo fatto. Si vedranno comunque delle bellissime gare, Rio sarà la nostra vetrina, dobbiamo sfruttarla al meglio”. Le gare continuano a scorrere sul lago di Piediluco, così come le parole di Matt Smith che, dopo oltre 30 anni al seguito di barche e remi, non appare affatto stanco di aver fatto la scelta di essere al servizio del canottaggio: “Prima di intraprendere questa carriera, negli Stati Uniti avevo fatto un MBA per un’azienda che costruiva sistemi satellitari per controllare la Russia, sotto la presidenza di Ronald Reagan, e non mi sono mai pentito di aver poi preso la strada del canottaggio. Quando vado a Losanna al CIO, e mi confronto con i vertici degli altri sport e vedo oligarchi, sento parlare di doping e altre situazioni simili, sono ancora più contento di lavorare nel canottaggio”.


Niccolò Bagnoli

  
 

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