“NOI DEL TIRRENIA-I nostri primi settant’anni” presentato al mondo
 remiero


ROMA, 15 giugno 2015 - In occasione del settantesimo anniversario del Circolo Canottieri Tirrenia Todaro di Roma alla presenza del Presidente federale Giuseppe Abbagnale, accompagnato dal Segretario Generale FIC Maurizio Leone, del Presidente del CC Lazio Raffaele Condemi, del Presidente dei Circoli Storici Romani Antonio Buccioni, del prof. Antonio Del Monte e dei giornalisti Giampiero Galeazzi ed Enrico Tonali è stato presentato il libro di Francesco Zucconi Boeri “NOI DEL TIRRENIA-I primi settanta anni”. Nella stupenda cornice della sede sociale, quella vissuta giovedì 11 giugno non è stata una giornata come le altre, non solo per la presenza massiccia di soci e di famigliari, ma anche per l’affetto dimostrato dai numerosi ospiti intervenuti.

Tra questi non poteva mancare un amico di vecchia data: l’ing Roberto Grappelli. “Il Tirrenia in questo contesto è la storia di Roma e personalmente essendo un cittadino di questa città, che si è occupato del Tevere in veste istituzionale, non posso che ricordare mio zio Luigi, fondatore della Canottieri San Giorgio e della Federazione Italiana Canoa Kajak.” Il ricordo di Luigi Grappelli, con la sua opera appassionata al servizio di quello che allora era il Comitato Decima Zona della Federazione Italiana Canottaggio e poi della Commissione Italiana Canoa non solo è degno di nota, ma apre alla storia dello sport italiano. Una vicenda particolarmente ricca che con il contributo di Francesco Zucconi Boeri si arricchisce di altri particolari. La realtà del mondo del remo e della pagaia annovera diversi esempi di società centenarie: tutte nate in periodi storici pre o post unitari, ma quasi sempre in ambiti di crescita economica e sociale.

Il Tirrenia Todaro con i suoi settanta anni nasce, invece, in uno dei periodi più bui e drammatici della storia italiana. Il secondo conflitto mondiale era appena terminato e a tutto si poteva pensare fuor che fondare una società sportiva. “Tutto era approssimativo e precario:  lavoro, amministrazione cittadina, approvvigionamenti, vita domestica tormentata da tessere annonarie e borsa nera,  famiglie con membri  dispersi, alcuni  prigionieri, altri tornati male in arnese, molti sparpagliati dal caso su fronti contrapposti : repubblichini, partigiani, disertori, congedati. Un pullulare di reduci multiformi, uniti da un comune denominatore: la miseria e , per molti, la paura”.

Nella precisa testimonianza dell’autore del volume “NOI DEL TIRRENIA-I nostri primi settant’anni” c’è descritta tutta una situazione di disperazione e di disagio sociale. Era impossibile neanche lontanamente ipotizzare una qualsivoglia attività di sviluppo motorio. “Quasi scomparso era  lo sport inteso come attività ginnico-sportiva. Già meno diffusa rispetto ai nostri giorni, la pratica  si era spenta per mancanza di potenziali praticanti: gli uomini giovani  travolti dalla guerra, le poche donne con vocazione sportiva risucchiate nel vortice della sopravvivenza.

Per non parlare della fame”. Immaginare di allenarsi con scarsa alimentazione oppure sottraendo energie al lavoro remunerato era qualcosa di pazzesco. Ma nonostante ciò un gruppo di giovani appassionati non sentì ragioni: la loro voglia di vivere un’esperienza sportiva era più forte di ogni altra cosa. Nessuno di loro proveniva da classi sociali elevate e le prime spese vennero affrontate a suon di cambiali e debiti. La passione cresceva e così il numero dei soci. Gli occhi di Francesco Zucconi Boeri a questo punto diventano lucidi di commozione. “Il “capo” era  Ernesto Todaro, detto familiarmente “Diddo”. Studente di medicina, e al contempo impiegato presso il Ministero del Tesoro, abitante a pochi passi in Via del Vignola  61,  presidente–fondatore della Tirrenia nel vero senso della parola,  prematuramente scomparso  nel 1958 . E’ alla sua passione, alla sua tenacia, ed alla sua instancabile capacità organizzativa che il circolo deve la sua vita . Senza di lui, oggi non saremmo qui. Alla sua morte  i soci decisero ad unanimità di onorarne la memoria aggiungendo il suo nome a quello originario di Tirrenia.” 


Nelle immagini: La copertina del volume “NOI DEL TIRRENIA-I nostri primi settant’anni” ; l'Ing. Roberto Grappelli e Giuseppe Abbagnale; Francesco Zucconi Boeri con Il presidente CC Tirrenia Todaro Augusto Passacantilli; Ernesto Diddo Todaro

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