La mission della comunicazione nel canottaggio? Evidenziare anche
 le realtà più piccole


http://www.anacc.org/new/1_foto/2013/19feb/maurizioustolin.jpgTERNI, 08 aprile 2015 - Maurizio Ustolin approda all’edizione 2015 del premio Mercanti con la carica di chi vive il canottaggio in modo totale. La sua è una famiglia che ha dato molto a questo sport e continua ad esprimersi ad alti livelli generazione dopo generazione. Il suo è un punto di vista autorevole fondato sull’esperienza giornaliera di chi vive la realtà di coloro che praticano il remo in ogni condizione. Cosa significa essere oggi un giornalista di canottaggio? “Il giornalismo è stato per me sempre un grande interesse e un hobby piacevolissimo che, sommato al vissuto familiare, ha dato luogo ad esperienze molto gratificanti”. Tra i tanti tipi di giornalismo quello remiero richiede qualche particolarità, qualche sensibilità? “Intanto ho un grandissimo rispetto per il lavoro di tutti nella famiglia del canottaggio. A me piace, oltre i risultati della squadra di vertice, andare a curiosare ed evidenziare il lavoro dei più piccoli, dei più poveri, il lavoro di coloro che cominciano a remare animati da una grandissima passione per questo sport. Secondo me questo è il merito dei giornalisti che parlano di canottaggio andando nelle società. Il lavoro del cronista non si deve limitare a commentare le gare semplicemente accendendo un computer, ma vivendo intensamente il remo nelle sue più piccole sfaccettature. Ad esempio nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia, ci sono società di voga nate da poco, società che vivono con pochissimo: a me piace andare a vedere come queste lavorano. Ad esempio la Polisportiva San Marco e la Canottieri Lignano non hanno i pontili, hanno difficoltà a seguire i ragazzi in allenamento con i mezzi appoggio e arrivano sulla spiaggia semplicemente con le galosce, il loro è un canottaggio diverso, però è un vero canottaggio”.

Uno dei cardini dello sviluppo dell’attività remiera è il rapporto tra comunicazione e canottaggio, come affronti questa tematica dall’importanza notevole nell’epoca della comunicazione di massa? “Il canottaggio ha bisogno della comunicazione e la comunicazione del canottaggio: senza attività giornalistica nell’epoca che viviamo è impossibile sopravvivere. Ha talmente tanta importanza che ce ne accorgiamo giorno dopo giorno ed è stimolante riuscire a dare il meglio di sé in questo”. Cosa necessita al movimento remiero per sfondare nella comunicazione dei grandi numeri? “E’ uno dei discorsi che facciamo spesso: il canottaggio, lo vediamo nei meeting nazionali o al Festival dei Giovani dove abbiamo grandissimi numeri, ha, secondo me, grossissimi margini di incremento, ma non può esistere solo ed esclusivamente il canottaggio di vertice. Questo è importante, ma dobbiamo dare alle persone e ai ragazzi la possibilità di remare per il piacere di remare, non costringendoli ai dieci-tredici allenamenti a settimana. Il progetto Remare a Scuola, che stiamo vivendo tutti quanti, porta a questo: i giovani chiedono di remare, ma nel momento in cui si richiede il pesante impegno di allenamenti continui spesso abbandonano. Invece stiamo facendo un lavoro nelle scuole superiori per favorire il processo di ritorno, poiché fino a quattordici-quindici anni o si sfonda o si smette di fare sport . Noi cerchiamo di recuperare questi ragazzi portandoli in barca e dando loro la possibilità di provare a fare il canottaggio per il piacere di remare assieme”.

Cosa significa per Maurizio Ustolin aver vinto l’edizione 2015 del prestigioso premio “Mercanti”? ”Con Giovanni Mercanti ho avuto un rapporto particolare: da atleta prima e da allenatore dopo. Giovanni era la persona che ti era sempre vicino. E’ limitante dire che era un buon padre, perché queste sono parole che si lasciano semplicemente scrivere. Lui era una persona che veniva a consolarti quanto ne avevi bisogno e gioiva con te per i tuoi risultati sia da atleta che da allenatore. Essendo legato a lui per me è un grande onore ricevere questo premio”.

 

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