Assemblea tecnica GG.AA. a Terni, tra novità e ricordi


TERNI, 03 febbraio 2015 - A distanza di un anno dalla precedente riunione, sabato 7 e domenica 8 febbraio all'Hotel Michelangelo di Terni si svolgerà l'assise annuale del Collegio dei Giudici Arbitri della Federazione Italiana Canottaggio, il cui punto focale sarà una “rivisitazione” del Codice delle Regate. L'ampio ordine dei lavori prevede un programma assai intenso di argomenti, che saranno sviluppati da specialisti di settore, secondo questo ordine di lavoro:

Sabato 7 febbraio (inizio ore 15), “Apertura dei lavori” con intervento del Presidente Federale Giuseppe Abbagnale. A seguire “Relazione C.D.A. Anno 2014” del presidente C.D.A. Giosuè Vitagliano, “Nuovo assetto Carte federali” presentato dal C.F. Andrea Vitale, “Modifiche statutarie” presentate dal G.A. Giuseppe Pirzio, “Regolamento di Giustizia” presentato dal Procuratore Federale Antonio Cascone, “Regolamento del Collegio” presentato dal G.A. Augusto Franceschini, “Codice di Gara” presentato dal G.A. Franco Bindi, “Benessere psico-fisico del GGAA” presentato dal G.A.  Enzo Villari, primario psichiatria Molinette Torino, “Progetto Sicurezza” presentato dal presidente C.D.A. Giosuè Vitagliano. I lavori si svolgeranno sino alla serata del sabato, per concludersi alla tarda mattinata di domenica 8 febbraio.

Curiosamente, si può rilevare, che nel corso degli oltre 120 anni della Federazione remiera nazionale (Rowing Club Italiano alle origini) il Codice delle regate ha subito variazioni e aggiornamenti a volte consistenti, per l'adeguamento dell'attività e del materiale nautico nel tempo, ma anche nella tipologia delle gare e categorie dei vogatori. Però, viene fatto notare, rileggendo il primo Codice di gara approvato il 28 dicembre 1888, la base sostanziale è la stessa, salvo appunto indispensabili modifiche.
E curiosamente scorrendo quelle pagine ingiallite dal tempo e rilegate assieme al primo Statuto federale, emerge una definizione che negli ultimi anni è stata motivo di dibattito quando riferendosi a citazioni per il canottaggio giornali, o commentatori, hanno definito “canoe” le imbarcazioni dei canottieri. Oggi in senso lato il termine “canoa” definisce in estensione canoe canadesi e kayak nei vari campi di attività.

Allora però per “canoa” si considerava lo scafo da gara in genere, tanto più che nel lontano 1888 quando prendeva corpo l'organizzazione remiera non si immaginavano gli sviluppi che sarebbero seguiti dagli anni venti dello scorso secolo.
Il capitolo del Codice delle Regate dedicato alle “Imbarcazioni” riporta:
Le imbarcazioni da corsa, riconosciute dal Rowing Club Italiano, sono divise nelle cinque seguenti categorie:
I – Outriggers
II – Canoe (yole-gigs)
III – Barche montate alla veneziana
IV – Yole di mare
V – Sandolini”

Al successivo capitolo appare: “La categoria I, o degli Outriggers, comprende le imbarcazioni di forma, dimensione e costruzione interamente liberi”.
Cui segue: “La Canoa, di cui è formata la II categoria, è quell'imbarcazione senza bracci all'esterno per le scalmiera, …..”.
E riferimenti grafici sono espressamente riportati in uno specifico quadro nel quale viene richiamata anche la sezione dei “sandolini” che per diversi anni hanno fatto parte del programma federale e che per estensione possono essere ricordati quali antesignani della moderna attività sui kayak.

Ma, ulteriore curiosità, scorrendo le cronache del tempo, anche di gare disputate nel periodo iniziale del '900, ritroviamo spesso bandite gare per “barche da passeggio”, a vario numero di remi e timoniere, che da un lato consentivano di allargare il campo di attività delle prime società (1), ma anche furono alla base dello sviluppo del canottaggio a sedile fisso la cui organizzazione andava a prendere corpo in quello stesso periodo sul lago di Como quale “Federazione Lariana Canottaggio”. Attività che negli anni venti entrò nella più vasta orbita operativa della Federazione Italiana Canottaggio, tant'è che il suo presidente veniva cooptato nel consiglio direttivo della F.I.C. Una collaborazione molto intensa, sì che le barche del sedile fisso ebbero anche una codificazione che ne consentiva la effettuazione di gare con programmi abbinati (vedi anche la Milano-Gaggiano, sul Naviglio Grande, ad esempio, ma anche la partecipazione alla prima regata internazionale di inaugurazione dell'Idroscalo nel 1931).

Il presidente Carlo Montù riteneva positiva, sul piano propedeutico, la collaborazione tra i due tipi di attività, tanto da donare una propria coppa per i palmarès dei Campionati lariani del fisso. Un'attenzione aperta alle attività sul Lario, che poi l'avrebbe portato a scegliere Bellagio, la Perla del Lario, quale sede del suo “esilio” politico (e sportivo) al quale fu costretto al finire degli anni venti. Ed oggi Bellagio ne ricorda la presenza con l'intitolazione dello Stadio calcistico ed anche di una strada intitolata “Via Generale Carlo Montù” (2).


Ferruccio Calegari



(1) – La Stampa di Torino, martedì 2 febbraio, ha realizzato un bel servizio sulle “Anime del Po”, in cui si ricorda, tra l'altro, che sino a mezzo secolo fa le barche da passeggio, almeno una sessantina, rallegravano il panorama fluviale (e potevano essere anche stimolo a “provare il canottaggio”): “...la gente remava su e giù, sino a Moncalieri e poi fino al ponte di Piazza Vittorio. Oggi sono sparite tutte”. Un vero peccato, perché riandando alle antiche cronache del lontano '800 furono proprio le “barche da passeggio” il primo elemento del canottaggio come lo viviamo oggi, importante fenomeno sportivo.


(2) Dalla “Piccola Storia di Bellagio”, del medico dr. Pietro Lonati
Cittadini illustri:Il Generale Ingegnere On.le Carlo Montù nato a Torino nel 1869, laureato in Elettrotecnica ed uno degli ultimi allievi di Galileo Ferraris, fu professore a Napoli, presidente per molti anni del C.O.N.I., deputato, Generale d'Artiglieria; fu il primo che volò, come passeggero, con il Delagrange a Torino nel 1908; oratore fecondo, negli ultimi anni di vita attivissima, si diede alla stesura di una storia voluminosa dell'Artiglieria italiana dalle origini quasi al giorno d'oggi.”
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E guarda caso, il
BULLETIN OFFICIEL
du
Comité International Olympique
Juin 1934
nel list dei “MEMBRES”
riporta l'elenco dei rappresentanti italiani
Italie
L’hon. Carlo Montu, (1913), Villa Montu,
Bellagio (Como).
le comte Bonacossa, (1925), 1, Piazza
Sta Maria delle Grazie, Milan.
le comte Paolo Thaon de Revel, (1932),
Podestat de Turin.
Da cui emerge – altra curiosità – che il generale Montù era membro del C.I.O. già l'anno precedente la costituzione ufficiale del C.O.N.I., avvenuta nel 1914.


 

     
     
 
 
 
   


  

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