Desideri a cinque cerchi


di Gianluca Atlante
(Quotidiano di Latina)

LATINA, 21 novembre 2014 - L`anno di qualificazione olimpica bussa alla sua porta e lui, l`uomo che più di tutti ha fatto la storia del remo azzurro, è pronto a farlo entrare in casa, offrendogli il meglio che il panorama azzurro, fiero di un lavoro iniziato due anni fa e che oggi vuole raccogliere i frutti dell`impegno profuso. Giuseppe Abbagnale e quei cinque cerchi che hanno segnato la sua vita. Prima come atleta, oggi come presidente di una Federazione che, a suon di sacrifici, ha deciso di voltare pagina, cominciando a costruire un qualcosa che, nei suoi desideri e delle persone che lo appoggiano, dovrà portare a rinverdire i fasti di un tempo. «Forse sono bravo a nascondere le mie emozioni, ma preferisco stare con i piedi per terra e lo faccio, a maggior ragione oggi, che sono a capo di una Federazione importante come quella del canottaggio. Noi siamo coscienti del lavoro fatto sino ad ora e di quello che ci attende. Sappiamo da dove siamo partiti e dove vogliamo arrivare. Vi posso assicurare che quello che c`eravamo detti all`inizio del mio mandato, e non parlo solo di numeri, si è avverato. Questo vuol dire che la strada intrapresa, è quella giusta».

Nell` anno di qualificazione olimpica, però, ci sarà bisogno, anche e soprattutto, di quel pizzico di fortuna che, nella stagione che si sta per concludere, è forse mancato. «Sono d`accordo con voi, ma per noi sarà importante continuare a lavorare come stiamo facendo, provando a tirare fuori il meglio dagli atleti e, dunque, dalle barche». E provando, ma questo lo diciamo noi, a qualificarne il più possibile per Rio de Janeiro. «Sempre restando con i piedi per terra, vi potrei dire che nella mia testa ci sono, almeno, sette-otto barche come obiettivo minimo. E` chiaro, però, che tutto è legato alla preparazione, a come i ragazzi riusciranno a prepararsi». Iniziando dai mesi invernali in quella Sabaudia, patria da sempre del remo italiano. «Lavoriamo in sinergia da anni con i Gruppi sportivi militari ed è un bene che sia così, perché il 90% dei nostri atleti, si allenano lì. Per noi è di vitale importanza sfruttare, anche e soprattutto per le condizioni climatiche e per la presenza, come dicevo, dei Gruppi militari, il lago di Paola. Sarà così anche il prossimo anno, perché crediamo molto in questa sinergia e nel lavoro che riusciamo a svolgere. Poi, cosa non certo da trascurare, essendo gran parte degli atleti del giro azzurro di stanza a Sabaudia, i costi diminuisco e per una Federazione come la nostra, che sta attenta ad ogni piccola spesa, è un bene prezioso».

A proposito di spese e di contribuiti, la scelta del presidente del Coni, Giovanni Malagò, è stata decisamente epocale. «Malagò è stato coerente con quello che era il suo programma elettorale. Ha fatto, insomma, quello che aveva in mente. Credo che debba essere apprezzato, e non poco, per questo. Certo, quando ci sono i soldi di mezzo, la situazione è sempre molto delicata». Resta il fatto che, in chiave olimpica, il calcio, che tanto si lamenta, è lontano anni luce dai successi impolverati di un tempo, mentre altre Federazioni, come quella del canottaggio, trovano sempre modo e tempo per regalare allo sport italiano, medaglie pesanti. «Noi cerchiamo sempre di fare del nostro meglio ed è per questo che guardiamo a Rio de Janeiro, convinti di aver preso la strada giusta e, nonostante le difficoltà, di avere la possibilità di arrivarci nel migliore dei modi». Non resta, dunque, che attendere i primi raduni, per cominciare a toccare con mano quanto c`è di buono nel mondo del canottaggio nostrano. Pensando, magari, a qualcosa di più di sette-otto barche per Rio de Janeiro. «Ora il nostro obiettivo è quello di ripartire bene e di svolgere una preparazione che ci consenta di arrivare agli appuntamenti che contano nel migliore dei modi».


Nelle foto: il Presidente federale Giuseppe Abbagnale; il lago di Paola; il Presidente del CONI Giovanni Malagò, il Segretario Generale del CONI Massimo fabbricini, il Presidente Abbagnale.

 
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