Tutti insieme uniti contro la violenza di genere


ROMA, 20 novembre 2014 - Domenica 23 novembre, a pochi giorni dal 25 novembre, Giornata internazionale dell’eliminazione della violenza contro le donne, la Federazione Italiana Canottaggio organizza la regata “Via le Mani” per contribuire alla campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle vittime di abusi e violenze, soprattutto donne. Anche se ogni iniziativa sembra apparentemente inefficace, qualcosa comincia a far sobbalzare la coscienza collettiva e attraverso dichiarazioni, manifestazioni e iniziative in tutt’Italia si cerca di contrastare questo malcostume che attanaglia il Mondo e la nostra Penisola.

Ma vediamo, in base ai dati contenuti nel Rapporto EURES (http://www.eures.it/lomicidio-volontario-in-italia-rapporto-eures-2013/), come stanno realmente le cose in “casa nostra” per quanto riguarda la violenza di genere: iniziamo col dire che sono state 179 le donne uccise il Italia nel 2013 (una ogni due giorni), ed è stato l’anno peggiore per questo genere di delitti (il 35,7% dei morti ammazzati – 179 sui 502). Rispetto al 2012 gli omicidi, infatti, sono cresciuti del 14% con incrementi marcati nell’ambito famigliare (+16,2%) dove sono avvenuti ben sette delitti su dieci.

Una strage evidenziata proprio dal Rapporto EURES Ricerche Economiche e Sociali (Istituto di ricerca impegnato dal 1998 nella promozione e realizzazione di attività di studio, di formazione e di analisi applicata in campo economico, sociale e culturale) che è impietoso e ci propone una fotografia della nostra società tra le più fosche. Inoltre il dossier sottolinea un processo di femminilizzazione nella vittimologia dell'omicidio particolarmente accelerato negli ultimi 25 anni, considerando che le donne rappresentavano nel 1990 appena l'11,1% delle vittime totali.

Un altro dato che si riscontra nel Rapporto e che per 10 anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuto al Nord, dal 2013 c'è stata, invece, l'inversione di tendenza sotto il profilo territoriale, divenendo il Sud l'area a più alto rischio con 75 vittime ed una crescita del 27,1% sull'anno precedente, anche a causa del decremento registrato nelle regioni del Nord (-21% e 60 vittime). Nello specifico aumentano i matricidi: ottantuno donne, il 66,4% delle vittime dei femminicidi, in ambito familiare, ha trovato la morte per mano del coniuge, del partner o dell'ex partner.

Inoltre si uccide a "mani nude" con percosse, per strangolamento o per soffocamento: in questo modo nel 2013 sono morte 51 donne, quasi una vittima di femminicidio su tre. E tale modalità di esecuzione, sempre secondo l'EURES, è segno di un “più alto grado di violenza e di rancore". Quasi altrettanti sono stati i femminicidi con armi da fuoco (49 vittime) e con armi da taglio (45), cui seguono quelli compiuti con armi improprie (21). I moventi sono passionali e di possesso, oppure di "conflitto quotidiano", della litigiosità anche banale, della gestione della casa.

L’EURES sottolinea impietosamente, infine, anche "l'inefficacia e inadeguatezza della risposta istituzionale alla richiesta d'aiuto delle donne vittime di violenza all'interno della coppia, visto che nel 2013 ben il 51,9% delle future vittime di omicidio (17 in valori assoluti) aveva segnalato/denunciato alle Istituzioni le violenze subite". Che dire, in questo mare magnum di dati e di sofferenza la Federazione Italiana Canottaggio, con a fianco l’Associazione Hands off Women e l’Associazione del Telefono Rosa, vuole fare la sua parte e lo fa come lo sa fare meglio: remando tutti insieme per allontanare l’odioso delitto della violenza di genere.


Claudio Tranquilli


Foto in alto: "Finché morte non ci separi" ("Till death do us part") - Autore: Leonor Rasteiro (Portugal) - Iniziativa dello United Nations Regional Informational Centre for Western Europe (UNRIC), e UN Women

 

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