La Canottieri Eridano e il Conte Edoardo Scarampi di Villanova:
 immagini di storia del canottaggio italiano


TORINO, 05 novembre 2014 - Il canottaggio italiano, pur se qualche apparizione organizzativa del nuovo sport si faceva allora sentire in altre località italiane, sostanzialmente aveva origine e traeva linfa vitale dal prezioso ambiente naturale della prima capitale del Regno d'Italia. Qui nel lontano “ottocento” concretamente mossero le prime iniziative su barche a remi, qui furono organizzate delle regate anche in senso pratico e, in proiezione, dai valori tecnici d'avanguardia. Il numero di appassionati aumentava, e aumentava anche quello dei sodalizi remieri. A volte gruppi di amici si raccoglievano in piccoli nuclei, avendo come riferimento una sola barca, poco denaro e tanta passione. Il movimento poi gradatamente cominciò a cresce, a svilupparsi magari con l'unione delle svariate ed anche allegre combriccole in sodalizi omogenei con l'evolversi delle importanti associazioni che ancor oggi si possono ammirare con le loro belle sedi lungo le rive del Po.

Il fenomeno avvinceva per i suoi aspetti sociali l'attenzione sì delle autorità, ma anche di quell'altra importante componente della vita civile che per censo poteva essere in grado di aiutare i giovani impegnati nel nuovo, e per nuovo non si intendeva ovviamente soltanto il canottaggio, ma quelle mille iniziative che venivano proposte alla cittadinanza. E se alcuni dei nuovi sodalizi poteva ben presto disporre di sede adeguata, accadeva che alla sua costituzione il Circolo Eridano erigeva a propria sede un piccolo piroscafo in disarmo ancorato alle rive del Valentino. Era il “Torquato Tasso” che nel 1864, alla fondazione, fu proposto sede ufficiale degli appassionati rematori e da qui partivano le loro uscite di allenamento sul Po, ma anche la serie di importanti raid remieri in Italia ed in Europa. E se poi uno di questi personaggi che se ne appassionava arrivò anche ad essere, in seguito, al vertice della nascente federazione italiana canottaggio (allora Rowing Club Italiano) l'argomento diventa oltre che importante anche molto interessante da approfondire. Da documenti della civica amministrazione torinese appare che i nobili fratelli Edoardo e Fernando Scarampi “furono garanti verso la città del buon funzionamento dell'attività di canottaggio e ottennero che sia il Municipio a costruire a proprie spese la sede della società”, che nel 1868 andò a sostituire la precaria sistemazione sul vecchio battello (*), simpaticamente ribattezzato Eridano, il classico nome del Po: due sale sottoponte, ambientazione spartana “animati da molto buon volere e lena costante”.

All'epoca Edoardo Scarampi aveva 24 anni e la propensione ad aiutare il nuovo lo portò ad impegnarsi nell'attività del sodalizio, di cui appare attivo  presidente nel 1865, tant'è che più tardi, quando nel 1888 fu fondato il Rowing Club Italiano ne fu acclamato presidente. E rimase alla guida del canottaggio italiano italiano per 12 anni, sino al 1900. E – come appare da alcune notazioni storiche –  “Il conte Edoardo Scarampi dei Marchesi di Villanova fu, insieme al fratello, marchese Fernando, uno dei principali animatori del canottaggio torinese dell'epoca e primo presidente del Rowing Club Italiano". Cronache del successivo periodo ricordano “Il 6 agosto 1896 il Circolo Eridano veniva rilevato dal Circolo degli Artisti di Torino, che ne potenziava la tradizionale attività di canottaggio e, nello stesso tempo, lo utilizzava come sede di gare di nuoto, di atletica e di bocce, ma soprattutto introduceva l'organizzazione di geniali feste". Ed ancora, elemento di rilievo: "L'Eridano era la meta preferita degli artisti torinesi, che tanta ispirazione fra Otto e Novecento hanno tratto dalle atmosfere del Po".

L'attenzione e gli interessi culturali di Edoardo Scarampi (che fu anche consigliere comunale e assessore del Comune di Torino) spaziavano in ogni settore: era cultore raffinato di musica e mecenate, presidente assai attivo del Corpo Musicale Municipale di Torino e della Società di Concerti Popolari, e partecipe per l’Esposizione Nazionale del 1898. Era anche presidente della Deputazione Reale per lo studio della Storia Patria.

La sua passione lo portava ai migliori contatti con il mondo della cultura italiana e nell'Archivio storico Teatro Regio di Torino (Fondo Edoardo Scarampi di Villanova) è conservata una Lettera autografa che Giuseppe Verdi gli indirizzava il 19 gennaio 1898, accettando un suo invito.

Era persona sensibile e attenta ad ogni problema, ben vicino a chi si faceva promotore della nascita di nuovi sodalizi e crescita del movimento remiero. Cronache d'epoca ricordato la sua venuta a Como per la fondazione della Canottieri Lario (1891): “Il conte di Villanova sorge a sua volta [dopo interventi oratorii di varie autorità, n.d.r.] e con quella parola semplice e calda che gli conosciamo, ringraziando commosso dell'accoglienza usata alla rappresentanza del RCI porta il cordiale saluto di questo all'avvenire della Canottieri Lario e termina col classico hip, hip, hip, hurrah! che ripetuto da cento bocche fu udito per certo in quella sera fin nei più reconditi meandri del Lario”.

Morì a Torino il 23 gennaio 1902, un lutto che colpiva la grande famiglia dei canottieri che lo consideravano alla stregua di un papà, perché nei termini lo era stato avendo assunto le redini federali sin dalla fondazione.
Alla sua morte fu sepolto nella cappella di famiglia nel Castello di Camino (dov'era stato anche primo cittadino), e successivamente vi fu apposta artistica targa commemorativa del Rowing Club Italiano realizzata con una sottoscrizione plebiscitaria di tutte le società remiere affiliate.

E certamente questi momenti di storia, importanti nel ricordo dei fermenti dell'epoca che portarono il canottaggio italiano a divenire una delle maggiori componenti sportive nazionali e internazionali, saranno ampiamente documentati nello storico libro dedicato al 150^ anniversario dell'Eridano, che sarà presentato a Torino il 14 novembre nella sede del sodalizio.


Ferruccio Calegari





(*) Per far posto ai padiglioni dell’Esposizione del 1911, la Eridano dovette poi trasferire la propria sede sulla riva destra del Po, lungo corso Moncalieri, presso la barriera di Piacenza (attuale sede). Il nuovo edificio, progettato dall’architetto Giuseppe Velati-Bellini nel 1914, è arricchito dalle decorazioni del pittore Giuseppe Bozzalla e dello scultore Giovanni Riva”.

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