Credi per essere vivo


ROMA, 05 ottobre 2014 - Esiste nel movimento paralimpico un aspetto considerevole rappresentato dalla capacità comunicativa dei suoi atleti. La forza di chi è caduto e si è rialzato è talmente potente che trascina chiunque, perché nello sport, come nella vita, il vincitore è colui che non smette mai di sognare. Nei tre giorni di “Believe to be alive” la testimonianza degli atleti disabili e la loro capacità di fare sport è emersa in ogni occasione, anche sui “sampietrini” di via della Conciliazione dove pare impossibile creare spazi adatti, ma non per chi non si lascia rubare la speranza. Comunque quello che più ha colpito i protagonisti è stato il cielo di Roma nello splendore della sua ottobrata. “Questo sol m'arde e questo m'innamora” scrisse Michelangelo Buonarroti nelle sue Rime e questo si è vissuto in una domenica di ottobre all’ombra di uno dei simboli più forti che la sapienza dell’uomo ha saputo creare: la Cupola. La cupola con la C maiuscola che rappresenta allo stesso tempo, con le sue forme eleganti e possenti, la forza dell’umanità e la sua aspirazione verso l’alto.

Ed è stata proprio la creazione di Michelangelo a far capire a tutti che ci si trovava in un luogo molto speciale dove gli atleti con disabilità potevano essere accolti in virtù della propria forza. Proprio quella che gli sportivi del canottaggio mettevano nel remoergometro. “Credere nello sport mi ha cambiato la vita. Ora tocca a te”, ha ricordato l’atleta Matteo Cavagnini durante la presentazione ufficiale di “Believe to be alive” e questo si è vissuto sotto il sole di Roma che arde è fa innamorare per portare l’umanità alla scoperta della cultura dell’inclusione, che è fondamento di chi ha fatto di mente, corpo e spirito il proprio motto per divenire un agonista completo e respingere, come ha affermato Papa Francesco, “la cultura dello scarto”. Lo sport vive le differenze, talvolta le esalta nella competizione, ma è occasione di arricchimento e scoperta perché mostra la natura dell’uomo che è fatta di sfide impossibili come quella di annullare la gravità con la costruzione di una cupola. Il risultato è davvero eccezionale. Ma un altro sole splendeva in via della Conciliazione domenica 5 ottobre: quello di Olimpia.

Celebrato dal poeta greco Pindaro, veniva definito come il più splendente tra gli astri. Ed Olimpia è presente nel cuore e nella mente di coloro che hanno vissuto l’esperienza delle Paralimpiadi. Incontrare Graziana Saccocci e Daniele Signore, vincitori della medaglia d’oro nei giochi di Pechino 2008 nel quattro LTA, è stata una emozione forte. Non esistono olimpionici del passato ed olimpionici del presente: chiunque ha partecipato ai Giochi è per sempre nello spirito di Olimpia. Graziana e Daniele hanno portato la loro esperienza di atleti tra il pubblico che si assiepava attorno ai remoergometri e hanno condiviso il loro alloro con tutti coloro che chiedevano di provare. Lo ha detto anche Papa Francesco: ” Portate un messaggio di speranza e di incoraggiamento, la disabilità che sperimentate in qualche aspetto del vostro fisico, mediante il sano agonismo si trasforma in un messaggio di incoraggiamento per quanti vivono in situazioni analoghe”. Grazie ragazzi! 
 

 

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