Believe to be Alive: a colloquio con Saccocci e Signore


ROMA, 05 ottobre 2014 - Oggi in occasione della terza ed ultima giornata di Believe to be Alive, gli atleti disabili si sono riuniti nello spazio antistante la Basilica di San Pietro, tra vIa della Conciliazione e Piazza Pio XII, realizzando di fatto una vera e propria palestra all'aperto. Presente anche lo stand della Federazione Italiana Canottaggio con dei remoergometri per quanti avessero voluto cimentarsi nella pratica remiera. Nello spazio adibito al canottaggio, a dare indicazioni ai novelli praticanti, due atleti che hanno fatto la storia del Pararowing internazionale: Graziana Saccocci e Daniele Signore, oro a Pechino nel quattro con misto LTA, assieme a Paola Protopapa, Luca Agoletto e Alessandro Franzetti. L'equipaggio in questione vinse la prima olimpiade in assoluto organizzata per il settore pararowing.

Partiamo dal vostro successo olimpico. Cosa fece la differenza? Graziana: “Inizialmente la barca aveva qualche problema, soprattutto sotto il profilo dell'intesa. E proprio in quel senso io, personalmente, mi sono impegnata. Da quando sono passata capovoga, poi, nel mio ruolo ho sempre prediletto molto l'ascolto rispetto alle varie problematiche per coadiuvare l'amalgama del gruppo. Man mano che crescevamo come assieme percepivo il reale potenziale potenziale che avevamo. Alla fine abbiamo fatto dello spirito di gruppo il nostro punto di forza e abbiamo raggiunto il sogno”. Daniele: “Abbiamo vinto una medaglia d'oro perché ci abbiamo creduto fino alla fine. Nonostante sulla carta non fossimo favoriti non ci siamo lasciati abbattere. Eravamo vincenti dentro di noi. Siamo partiti con la giusta determinazione e forti di una preparazione psicomotoria molto importante. È stato quindi principalmente un discorso di mentalità. Quando la testa c'è sono pochi i risultati che non si possono raggiungere”

Com'è cambiato il canottaggio pararowing da quando remavate voi? Graziana: “Mi sembra che sia cambiato in meglio sia per il tipo di allenamento che per le tecnologie a disposizione. Oggi poi il movimento si sta allargando, anche se il lavoro da fare in tal senso è ancora parecchio. L'idea di fondo deve essere quella che lo sport non deve essere letto solo in chiave agonistica ma anche in funzione pedagogica. Il mezzo per pervenire all'inclusione. Condivido pienamente le parole di ieri del Papa quando ha detto che dove non c'è inclusione c'è scarto. Scarto, una parola tanto forte quanto esplicativa del rischio che si corre nel non perseguire con impegno il percorso dell'inclusione” Daniele: “Io sono dieci anni che sono nel Pararowing e devo dire che il settore si sta evolvendo costantemente, nonostante tutte le difficoltà che ci sono. Con il contributo della Federazione il movimento si sta estendendo a macchia d'olio. Ritengo sia fondamentale proseguire con impegno nella strada già intrapresa, ossia lavorare sugli istituti scolastici per invogliare le nuove leve a provare. Solo in questo modo possiamo estendere la base e reclutare nuovi potenziali atleti. Sappiamo che il Presidente Abbagnale è molto sensibile al tema e questo ci fa piacere. Poi abbiamo la fortuna di poter contare su un professionista come Dario Naccari che sta lavorando molto bene e i risultati ottenuti fin ora ne sono testimonianza”.

Qual è per voi il senso di queste giornate? Graziana: “Qualsiasi manifestazione che apporti visibilità allo sport per disabili è benvenuta. Se poi a dare parvenza maggiore all'evento c'è una figura come quella di Papa Francesco chiaramente il contributo è eccezionale. Un evento come questo è importantissimo soprattutto per lo sport in sé, io non credo sia giusto parlare di sport per disabili o per normodotati. Lo sport è per le persone, intese come entità uniche ed irripetibili, che debbono pervenire ad una condizione di armonia con se stessi e con quanto li circonda”. Daniele: Il canottaggio, come del resto tutti gli sport, deve essere aperto al maggior numero di persone possibile, deve andare incontro alla gente e questo evento è un esempio di quello che sto dicendo poiché sta offrendo la possibilità a tutti di effettuare contemporaneamente dei veri e propri scambi culturali e sportivi".

 

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