Il primo mondiale del presidente FISA Jean-Christophe Rolland


VARESE, 27 luglio 2014 - È Varese a tenere a battesimo Jean-Christophe Rolland. Il neo presidente della FISA, la Federazione Internazionale di Canottaggio, è un olimpionico di lungo corso e certamente un grande appassionato di canottaggio. Lo si comprende bene dal suo modo di parlare e di aggirarsi tra atleti, tecnici e pubblico nel parterre del Mondiali Under 23. Questo è il suo primo mondiale come Presidente nella piena operatività e ne è consapevole: “Sono stato eletto lo scorso anno durante il Congresso tenutosi Chungju (Corea del Sud), ma abbiamo voluto un periodo di coabitazione con il Presidente Denis Oswald, un periodo molto importante per me perché ho avuto la possibilità di imparare. È stata una iniziativa che mi ha consentito di entrare gradualmente nella complessa gestione del canottaggio mondiale, inoltre mi ha dato l’opportunità di conoscere altri aspetti dell’organizzazione internazionale di questo sport”.

Quali sono gli elementi su cui baserà il suo indirizzo di Presidente? “Il canottaggio è uno sport olimpico e vive in un mondo in cui tante discipline emergenti sono pronte a subentrare nello scenario delle Olimpiadi. Noi non dobbiamo contare sul fatto che la FISA ha una grande storia perché è del tutto naturale, come in una regata, che chi è dietro tenti di arrivare avanti. Noi forti della nostra storia siamo sicuri di avere un futuro, ma non dobbiamo mollare un istante poiché sono in molti ad aspirare ad avere il nostro posto nell’organizzazione olimpica. Per ovviare a questo dobbiamo convogliare su di noi il maggior numero di forze possibili. Iniziando proprio da quello che sta succedendo ai mondiali Under 23 dove Regione Lombardia, Provincia di Varese, Amministrazione comunale di Varese, Federazione Italiana Canottaggio, Società remiere e gli oltre quattrocento volontari, sono riusciti ad organizzare un evento che fino a questo momento sta soddisfacendo gli atleti e i tecnici delle 51 nazioni iscritte”.

Ma il Presidente Rolland, nel completare il suo discorso sul mondiale di Varese, sottolinea che: “Certamente non è ancora il momento di tirare le somme, questo avverrà solamente a chiusura di manifestazione, ma la sensazione che si respira è indubbiamente positiva. In questo discorso non va assolutamente dimenticato il ruolo degli investitori privati: grazie al loro contributo è possibile sviluppare lo sport remiero. Dicevo prima che questo è il mio primo mondiale da Presidente nella pienezza delle funzioni: la lunga storia del Presidente Denis Oswald non poteva concludersi senza l’evento di saluto che è stato organizzato a Lucerna a metà luglio, durante lo svolgimento della Coppa del Mondo, ma ora spetta a me l’onere di portare avanti il canottaggio internazionale. Nel momento di candidarmi ero consapevole delle incombenze che il mandato comporta, ma ho accettato questo incarico forte della mia passione sportiva e della consapevolezza di avere validi consiglieri. Nel mondo del remo non si assiste a fenomeni esecrabili di contrapposizioni per gruppi di poteri: ci potrà essere qualche dibattito più acceso, ma tutto rientra ben presto nella normale dialettica tra responsabili dello sviluppo di una disciplina sportiva”.

Tra le iniziative che il mondiale di Varese ha proposto spicca anche quella dell’organizzazione di “Casa Rowing Italia”: duemila metri quadrati dedicati all’accoglienza di atleti e addetti ai lavori situati in prossimità del campo di regata. Come giudica questa iniziativa? “In maniera molto positiva. Certamente, lo ripeto, preferisco attendere la conclusione della manifestazione, ma confermo che globalmente le cose stanno procedendo bene, riservandomi in un secondo momento l’analisi dei particolari. D’altra parte Varese non è nuova ad eventi di questo tipo: negli ultimi tre anni ha dato vita al campionato europeo del 2012, ai mondiali master del 2013 e a questo evento. Ogni volta ho notato miglioramenti. Questa volta la creazione di Casa Rowing Italia è stata una autentica novità. Sul modello presente nelle Olimpiadi si è voluto strutturare uno spazio dedicato rilassante ed accogliente. Mi sembra che la cosa stia riuscendo. Comunque consiglierò anche ad altri Comitati Organizzatori questa soluzione perché, accanto alle strutture che consentono lo svolgimento delle regate, alle tribune e a tutto ciò che sportivamente è importante per la gara, occorre sviluppare aree appositamente concepite per i nostri atleti e le loro famiglie”.


Pino Lattanzi

 

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