I campionati di Varese sono esempio di promozione remiera


VARESE, 27 luglio 2014 - Ventiquattro anni vissuti al vertice della Federazione Internazionale di Canottaggio, di cui attualmente è Presidente Onorario, tre Olimpiadi culminate con il bronzo ai Giochi di Città del Messico fanno della vita di Denis Oswald una esperienza unica al servizio dello sport. Per questi motivi il suo pensiero in merito ai campionati in svolgimento e all’attuale conduzione del canottaggio italiano riveste una importanza non comune. “It is a very good course – si affretta a dire al proposito della compagine Abbagnale. Poi, analizzando il campo di regata di Varese soggiunge immediatamente – presenta condizioni ottimali perché c’è molto spazio per gli atleti e le condizioni climatiche sono ottime anche rispetto al vento, che è molto importante per il canottaggio. La bontà di un bacino remiero si misura sul fatto che deve offrire sempre le stesse condizioni a tutti gli atleti in gara”. Nell’organizzazione dei questi mondiali ci sono novità o problematiche degne di nota? “Una grande gara con molti partecipanti non può essere perfetta. Ma tra gli aspetti positivi, lo ripeto, spicca l’enorme spazio a disposizione di tutti: atleti, tecnici, pubblico, attrezzature”. Come vede la novità di Casa Rowing Italia? “Fantastic! Sono molto soddisfatto e sorpreso di Casa Rowing Italia. Anche se ci troviamo nell’ambito di una competizione sportiva è importante curare le relazioni umane: atleti, tecnici, familiari debbono poter relazionarsi in uno spazio per loro. È fondamentale per la riuscita di una manifestazione”.

Ci definisca il canottaggio a livello internazionale dal suo autorevole punto di vista. “Il canottaggio è uno sport molto antico con una grande tradizione e la FISA è la più antica tra le federazioni internazionali. Dal 1892 è presente sui campi di regata, addirittura due anni prima della costituzione del Comitato Olimpico Internazionale. All’orizzonte si sono affacciati nuovi sport che probabilmente sono più divertenti, ma malgrado ciò noi del canottaggio siamo stati in grado di mantenere un buon livello di partecipazione, anche perché rappresentiamo il valore fondamentale dello sport: il grande rispetto tra i vari concorrenti. C’è un forte spirito che lega tutti gli atleti anche se in regata sono l’uno contro l’altro. Quando gareggiavo il mio migliore amico era il mio avversario”. La sua candidatura al CIO? “E’ stata una vera gara, nel senso che è sempre difficile vincere quando hai sei concorrenti. Ma prima di gareggiare ho preso contatto con coloro che avevano diritto di voto. Molti, guardandomi negli occhi mi hanno detto: “’Se tu ti canditi io ti voterò’. Adesso, dopo i risultati, penso che queste persone hanno detto la stessa cosa a tanti altri candidati. Ma è stata un’esperienza molto interessante”.

Come vede il futuro del canottaggio? “Dobbiamo continuare a svilupparci, quando ho iniziato il mio mandato c’erano 67 federazioni affiliate, ora sono 142. Abbiamo avuto un grande sviluppo in Asia, in Africa, in America Latina e dobbiamo continuare ad impegnarci per coinvolgere sempre più nazioni, ma occorre stare molto attenti affinché questi nuovi paesi possano raggiungere un buon livello. Non è abbastanza cercare di tirare dentro altre nazioni, dobbiamo far si che essi possano raggiungere un buon livello. Stiamo facendo grandi sforzi per questi obiettivi e li stiamo facendo perché vogliamo raggiungere e mantenere un buon livello anche rispetto a tutte le altre specialità olimpiche. Uno studio internazionale, portato avanti da ricercatori specializzati, in merito a quale fosse la disciplina sportiva che in ogni caso dovrebbe rimanere all’interno delle Olimpiadi, ha evidenziato al terzo posto il canottaggio. Noi vogliamo mantenere questa posizione. Un altro aspetto importante è l’ uguaglianza tra gli uomini e le donne. Ci sono molte federazioni nazionali che hanno lo stesso numero di uomini e donne, addirittura la federazione canadese ha un numero di atlete superiore a quello degli atleti. Noi dobbiamo aiutare le federazioni nazionali per stimolare l’aumento del numero di atlete”.


Pino Lattanzi

 

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