Il messaggio è chiaro e limpido: l’atleta che fa risultato è in lizza
 per le regate internazionali


ROMA, 16 maggio 2014 - Antonio Colamonici è il più giovane caposettore dello staff tecnico federale e non a caso è particolarmente sensibile alle tematiche della formazione sportiva che sono alla base dell’area che lo riguarda da vicino: quella degli junior maschili. Non vuole sentir parlare di raduni di selezione, ma d’incontri collegiali in cui l’elemento determinante è la crescita tecnica, fisica e psicologica dell’atleta. Ma quali sono le prospettive in vista dell’ appuntamento europeo di Hazewinkel (Belgio) della prossima settimana? “Alla luce dei primi due Meeting nazionali abbiamo individuato un gruppo di atleti che, per i risultati ottenuti, merita di disputare gli Europei Junior 2014. La squadra è molto giovane: più dell’80% sono ragazzi nuovi rispetto allo scorso anno. Fare una esperienza internazionale prima del mondiale aiuta moltissimo perché sono giovani che non sanno come è fatto un campo di regata internazionale, come ci si comporta durante un percorso in regate internazionali, come si comunica in questi casi. Non avendo in previsione l’ organizzazione di raduni per gli junior, vogliamo usare il campionato europeo come un magnifico incontro collegiale fatto sul campo, come del resto è già avvenuto lo scorso anno in Bielorussia, dove si possono testare non solo le capacità tecniche e fisiologiche, ma anche quelle emotive. L’appuntamento belga del prossimo 24-25 maggio, quindi, è un bellissimo banco di prova per potere elaborare la squadra che andrà ai mondiali. Per il momento abbiamo selezionato soprattutto coloro che si sono messi in mostra durante le regate che si sono svolte in Italia, poi il campionato continentale ci darà le risposte”.

Inserire massicciamente nuovi atleti nella nazionale juniores quali potenzialità e quali rischi comporta? “I rischi non ci sono. La nostra principale attività è quella di formare non di vincere. Io non vado a Hazewinkel per portare a casa il maggior numero di medaglie, io vado in Belgio per dare una opportunità ai ragazzi. Non vedo rischi in questa forma di investimento, perché in questo modo insegno a loro come sono fatte le regate internazionali. Il mio obiettivo è quello di offrire alla nazionale superiore atleti che possano poi entrare in un gruppo olimpico. Vincere un mondiale oppure fare risultato in un campionato europeo juniores può essere sterile se non è accompagnato dalla crescita dell’intero gruppo. Un obiettivo importante l’ abbiamo già raggiunto: negli ultimi due Meeting nazionali nei due senza, nei doppi e nei singoli siamo stati costretti a disputare le semifinali. I singoli erano più di sessanta, nei due senza e nei doppi più di trenta iscritti, parliamo di centinaia di ragazzi che si sono confrontati per mettersi in mostra e questa è una cosa importantissima. Significa che il movimento è vivo e soprattutto ognuno di loro sa, e da parte nostra c’è onesta morale e intellettuale, che chi arriva a fare risultato viene messo in condizione di poter crescere. Quindi il messaggio è chiaro e limpido. Ci sono alcuni ragazzi che non hanno trovato una collocazione per un fatto logistico, comunque sono egualmente in lizza per guadagnare un posto al prossimo campionato del mondo. Ho parlato con loro e con i loro allenatori perché il rapporto deve esserci con entrambi: personalmente non devo raccogliere, devo seminare, raccoglieranno altri”.

Per gli junior spesso esiste il problema della variazione della forma fisica da un mese all’altro, è un problema che hai evidenziato fino a questo momento della stagione agonistica? “Non è un problema è una caratteristica: tra gli junior ci sono diverse categorie di atleti. Ci sono quelli che fanno due allenamenti al giorno e poi ci sono società strutturate in maniera diversa senza una programmazione ottimale. Il raduno pre-mondiale servirà ad insegnare ai ragazzi come si lavora per raggiungere risultati di alto livello, non perché i loro allenatori societari non siano bravi, ma perché ci vogliono le strutture, l’organizzazione, i mezzi che una piccola società di voga non possiede. Quindi è molto più educativo un raduno che la gara fine a se stessa, perché questo insegna un sistema, la gara fa maturare dal punto di vista emotivo. Nel mio ruolo di caposettore mi muovo tra i circoli remieri italiani per visionare tutti i ragazzi con la stretta collaboratore dei tecnici societari, li seguo dando dei consigli, ma mai ordini poiché il mio lavoro è fatto solo di condivisione con tecnici societari e atleti. Mi piace ripetermi dicendo che più che essere un raccoglitore, mi piacere essere un ‘seminatore’ e far crescere i talenti”.


 

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