"E andiamo a vincere"


ROMA, 29 aprile 2014 - Il mondo dello sport è ricco di espressioni che sono rimaste nella storia, ma per i canottieri “andiamo a vincere” ha significato qualcosa di speciale. Non solo per le occasioni in cui questa frase è stata pronunciata e per il contesto in cui è maturata: le finali olimpiche da sempre sono un momento di grande emozione, ma non c’è dubbio che il mito dei Fratelli Abbagnale abbia avuto inizio dalla voce appassionata di Giampiero Galeazzi. Ora a distanza di tempo tutto ciò è contenuto nel libro “Andiamo a vincere” scritto da Giampiero Galeazzi con la collaborazione di Enrico Tonali, “Limina”Editori. Il volume sarà presentato presso il Circolo Canottieri Roma il prossimo 15 maggio. E’ una grande idea di Giampiero Galeazzi quella di rivisitare il mito degli Abbagnale visto in una veste inconsueta: una vita parallela tra Giampiero star della televisione e i Fratelloni star del canottaggio.

“Questo connubio ha creato un libro godibilissimo che si leggerà tutto di un fiato, con note di Giuseppe La Mura, che è stato il pigmalione degli Abbagnale, e immagini inedite su tutta l’avventura dei Fratelloni fin dall’ inizio della loro carriera”. Enrico Tonali spiega anche il titolo del volume che sicuramente interesserà tutto il mondo del remo: “Andiamo a vincere è la famosissima espressione di Giampiero Galeazzi che lanciò durante il successo del quattro di coppia, con a bordo Agostino Abbagnale, ai Giochi Olimpici di Sidney 2000”. Per Giampiero Galeazzi questo volume ha anche una personalissima valenza. “Questo libro vuole anche esporre alcuni fatti che hanno costellato la mia carriera. Ovunque andassi tutti mi raccontavano delle emozioni che riuscivo a comunicare, non sapendo che in qualche occasione ho rischiato l’ infarto tanto era il mio entusiasmo nel descrivere gli arrivi olimpici degli Abbagnale. In effetti li ho accompagnati per quasi quindici anni, dai primi anni ottanta fino alla metà dei novanta. Sono stati quindici anni intensissimi in cui ho vissuto accanto a Giuseppe, Carmine e Agostino. Li ho sempre accompagnati parallelamente, ma non li ho mai incrociati, forse li ho incontrati qualche volta a cena o alla festa del circolo”.

Un particolarissimo destino sembra aver separato il cantore del remo olimpico e i mitici Fratelloni. Ora con “Andiamo a vincere” si vuole recuperare il tempo perduto. “E’ stato il linguaggio del cuore a vincere. Come canottiere sognavo le vittorie olimpiche come chiunque si cimenta per la prima volta con il remo. Nel canottaggio una Olimpiade è una occasione unica e con loro ho avuto la possibilità di vivere questa grande esperienza cimentandomi in frasi storiche come ‘non li prendono più’, oppure ‘non c’è più tempo per morire’ oppure ‘andiamo a vincere’ che è il titolo del libro. Questo modo di raccontare le finali azzurre fuori da ogni regola mi procurava qualche disagio, i miei figli mi guardavano titubanti, ma il consenso del pubblico era crescente. Questo o si accanisce contro di te o ti affianca perché sente l’autenticità dei sentimenti e ti segue con grande partecipazione. Gli Abbagnale mi hanno permesso di realizzare questo sogno e con loro sono cresciuto professionalmente”.

Un ricordo particolare? “Durante le Olimpiadi di Seul, all’apice della loro carriera sportiva, quando Giuseppe, Carmine e Peppiniello (Giuseppe Di Capua, il timoniere, ndr) realizzarono una grande vittoria sull’armo inglese, doveva esserci uno sciopero generale della RAI, ma io sono andato lo stesso, non potevo mancare tanta era la passione. Ero senza il documento di ingresso in sala stampa, ma mi fecero entrare ugualmente. Commentai la regata ed è uscito quello che è uscito”. Un ricordo spiacevole? “Nella storia di Giuseppe e Carmine Abbagnale c’è stato un certo declino nel 1994: un infortunio al piede di Giuseppe unito ad una certa debacle sportiva alle Olimpiadi di Atlanta. Io stigmatizzai apertamente questa flessione rispetto all’anno precedente quando avevano vinto i campionati del mondo: non era possibile il cedimento nella stagione successiva. Se i ragazzi non ci credono allora è meglio lasciare, questa fu la mia conclusione. Il Dr. La Mura si sentì molto criticato ed in effetti aveva ragione perché la mia assomigliava più ad una spettegolata nel momento in cui i Fratelloni andavano difesi. Ci fu una rottura con il Direttore Tecnico Giuseppe La Mura che mi accusò di andare contro il canottaggio e io la presi molto male. Sicuramente in quella occasione esagerai, dopo presentai le mie scuse”.


Nelle immagini: Giampiero Galeazzi in postazione TV ai Mondiali di Eton 2006; Galeazzi in studio; Galeazzi intervista un giovanissimo Giuseppe Abbagnale ai Mondiali 1982 (fotogramma RAI Sport); il due con di Giuseppe e Carmine Abbagnale, timoniere Peppiniello Di Capua; il doppio Davide Tizzano, Agostino Abbagnale; Galeazzi a Casa Italia alle Olimpiadi di Atene 2004 con le medaglie azzurre del doppio e del quattro senza.

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