Giovanni Mercanti, due passioni oltre al canottaggio raccontare
 al microfono cose di remi e cucinare per gli amici


MILANO, 11 aprile 2014 - Con Giovanni Mercanti ho condiviso due passioni, raccontare di canottaggio e canottieri e la buona tavola (ma lui la realizzava, io la gustavo). L'avevo conosciuto ai tempi eroici dell'Idroscalo, quando era una landa semi-abbandonata che qualcuno definiva pericolosa. Col papà, Attilio, eravamo sui gradoni a riva, e lui allungato su un motoscafo del tipo “Riva” che la Mam allora prestava per l'assistenza alle regate faceva le cronache dal vivo. E per inciso ricordo che non erano i soli nel mondo dei remi, ma anche uno zio. E prima di salire in barca Giovanni nuotava, ed era bravo. Ero arrivato da poco a Milano, ed era uno che sapeva dire le cose, e forse anche i figli, in tempi lontani giovani canottieri, come qualsiasi ragazzo dalle magliette bianco-nere subivano i suoi richiami, le sue reprimende quando in gara qualcosa non quadrava. Frutto anche questo della sua grande passione, che lo portò “a remare” ogni dove, con punta d'orgoglio quando tanti anni fa (secoli forse) ci ritrovammo in due jole contrapposte in quel di Murano ad uno dei classici appuntamenti di Sandro Nason alla Virtus, e lui mi menò la sua vittoria per le rime. E forse in quella occasione – sto forzando le meningi – Paolo d'Aloja fu accolto in visita a Venezia a bordo di una “dodesona”.
 
Storie lontane, che richiamano ancora elementi di un racconto infinito, come quando agli inizi del Centro a Piediluco fu realizzato il College remiero e per un certo periodo ne divenne il dominus, controllando e coordinando la vita degli allievi. Ma fu anche una delle pedine che mosse in positivo la tastiera di un programma in evoluzione e ne aiutò lo sviluppo e fu – anche nella sua partecipazione al consiglio federale – certamente in quegli anni, nei contatti con i vari tecnici d'élite che si sono succeduti, elemento di spicco nella mediazione tra le esigenze che venivano evidenziate dai responsabili della struttura e quanto rientrava nelle responsabilità del Consiglio federale. E responsabilità a responsabilità ad un bel momento in chiave internazionale, ai diversi appuntamenti mondiali ed olimpici, si immedesimò nell’esigenza degli atleti di poter fruire di cucina adatta alle nostre abitudini ed eccolo tranquillamente dall'America e sino a Mosca a conquistare le cucine delle strutture alberghiere per realizzare quanto meno il suo “buon risotto”, apprezzato anche dagli “uomini FISA”.
 
Forse sono andato fuori tema, mi sono lasciato prendere la mano, ma a volte anche i ricordi personali ti fanno dire “Giovanni, perché mi hai spinto a fare il presidente del Comitato e per vent'anni sono rimasto incollato a quell'incarico?”. Era un tipo così, ti spingeva, o magari di metteva nell'angolo, come ricordo di un caro amico che fu rimpatriato per “presunta” ribellione e che fortunatamente riuscii a spingere a restare tra barche e remi guadagnandone un ottimo giudice arbitro internazionale. E certamente a Piediluco, oltre all'interno delle sacre stanze della direzione tecnica, ma anche negli spazi generali dell'organizzazione fu apprezzata la sua opera, tanto da ricordarlo con la realizzazione dal 2002 del “Premio giornalistico Giovanni Mercanti”, del quale ricordo con piacere di essere stato insignito nel 2006.  
 

Ferruccio Calegari
giornalista sportivo e amico di Giovanni


Nelle immagini: Giovanni Mercanti; Mercanti speaker durante una manifestazione remiera; Mercanti a tavola con il Past President Romanini.
 

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