Il canottaggio ad Ancona, cent'anni fa


MILANO, 01 febbraio 2014 - La storia del canottaggio italiano è ricca di un passato decisamente importante, per non definirlo felice, anche se a volte il tempo ha appannato certi ricordi, tanto che da un excursus veloce non ci si accorge delle realtà che hanno contrassegnato dei momenti importanti nella storia sportiva italiana. Storia che abbraccia sia i risultati sportivi sul campo, ma anche riflette situazioni che cent'anni fa per la passione di un'Italia risorgimentale fecero esplodere l'applauso spontaneo anche da parte di chi viveva il momento sportivo da disinteressato spettatore. Nel 1910 la Città di Ancona decise importanti celebrazioni per il 50° anniversario dell'annessione al Regno d'Italia, dopo il lungo regno dello stato pontificio. Ed a queste celebrazioni erano connesse anche manifestazioni di carattere sportivo che avrebbero coinvolto nel momento patriottico pure i protagonisti di quelle discipline ormai in fervente crescita anche nel capoluogo marchigiano.

E naturalmente non poteva mancare il canottaggio, nella città marinara per eccellenza che aveva visto la nascita nel 1902 del Circolo Canottieri Ancona (in epoca successiva fuso nel Circolo Vela Ancona). Nel settembre del 1910 con notevoli echi ebbe a svolgersi una regata con le importanti partecipazioni di Bucintoro e Aniene, che avevano apprezzato il valore organizzativo degli anconetani. E ci fu anche la Diadora di Zara, con risultati che avrebbero creato poi strascichi politici oltre Adriatico, per i riflessi delle sensazionali vittorie dei canottieri zaratini, allora sudditi dell'impero austriaco, alla “loro prima uscita in Italia” e che al ritorno provocò notevoli manifestazioni di gioia (*), ma anche severi interventi polizieschi. Infatti i campioni dalmati, che dopo il 1918 sarebbero a loro volta entrati da grandi protagonisti nel canottaggio italiano, qui vinsero la Coppa del Re d'Italia, in jole a otto, contro una Bucintoro dai nobili lombi con ai remi Ercole Olgeni, Enrico Bruna, Arturo Piazza, Antonio Fontanella, Edoardo Signoretto, Agostino Wulter, Giovanni Scatturin, Aldo Bettini e al timone S. Graziadio (equipaggio campione d'Italia nell'otto per il 1910 e argento agli europei). Per la Diadora ai remi altri nomi di rilievo della nobiltà sportiva zaratina: Luigi Miller, Pietro Luxardo, Simeone Sofonio, Icilio Lorenzini, Umberto Stenta, Michele de Denaro, Simeone Cattalinich, Venceslao Giacasa e al timone Nicolò Luxardo. In precedenza avevano vinto anche la jole a quattro (“Gara reale”) sempre sulla Bucintoro.

All'organizzazione delle manifestazioni avranno collaborato anche i giovani atleti della Società Educazione Fisica Stamura, fondata nel 1907 con la presidenza del Dott. Raffaele Della Pergola, che ne fu guida per 18 anni, sino alla morte avvenuta nel 1925. E nel seno della Stamura, certamente grazie ai riflessi della grande regata del cinquantenario, nacque nel 1912 la sezione canottaggio. Le vecchie cronache ne ricordano l'esordio alle regate nazionali di Genova del 1914.

E certamente i due sodalizi marciarono di pari passo portando al calor rosso la passione degli sportivi anconetani (nel 1925 “Sport Nautici” del Croppi riporta sia la Canottieri Ancona che la Stamura tra le società attive del remo italiano). Ed erano tanto attive che in quello stesso anno ai Campionati italiani a Santa Margherita Ligure (15-16 agosto) un equipaggio della Stamura vinse il titolo tricolore dell'otto con timoniere (**). Un risultato forse non isolato, ma che rispecchiava una crescita e tanta passione che per molti anni avrebbe registrato risultati di gran merito per i canottieri anconetani, e il successivo anno 1926 la Stamura fu prima nella classifica nazionale (***).

Nel corso della 2.a guerra mondiale Ancona ebbe a subire innumerevoli bombardamenti e tante distruzioni, ma lo stato d'animo dei canottieri non veniva meno ed ecco che nel 1946, al Rivellino della Mole Vanvitelliana viene ricuperata anche la Canottiera. E i canottieri anconetani continuarono, sicuramente con tanti problemi, il loro impegno ma verso il 1970 cessarono l'attività, mentre il sodalizio base la S.E.F. Stamura continuava con altre discipline.

Negli anni trenta il canottaggio ad Ancona era il punto di riferimento centrale per l'attività del Comitato IX Zona (come allora si chiamavano gli attuali comitati regionali) cui facevano capo ovviamente Ancona, ma anche l'Aquila, Ascoli Piceno, Campobasso, Chieti, Forlì, Macerata, Pesaro, Pescara, Rimini, Teramo e la stessa Zara, di cui abbiamo riferito prima, che nella struttura federale dell'epoca faceva capo ad Ancona, con cui era collegata via nave quotidianamente.

Il canottaggio marchigiano affondava lontane radici nella tradizione remiera delle genti adriatiche che nel lontano 1800, quando – secondo reminiscenze storiche – nel Piceno, a Porto San Giorgio nasceva una società remiera fondata nel 1881, la “Canottieri Piceni” (oggi rinata) a sua volta derivata dai semi sportivi della locale sezione della “Canottieri del Tronto” di San Benedetto del Tronto che si era proposta agli sportivi nel 1877. Certamente non si può immaginare una attività agonistico-remiera nei termini di oggi, forse una via di mezzo con iniziative tra agonismo e turismo.

Una forma di attività che probabilmente è stata anche l'essenza delle iniziative dopolavoristiche che negli anni trenta-quaranta portarono all'apertura al canottaggio numerosi “dopolavori” allora attivi ad Ancona.

E forse per il valore che all'epoca era ancora proiettato dalle associazioni dopolavoristiche, dalle cui basi spesso uscivano canottieri anche di buon valore, nel 1950, all'ultimo anno di gestione commissariale del settore canottaggio dell'Enal, promossi dal Commissario nazionale Gaetano Rissotto (poi presidente della F.I.C.s.f.) ad Ancona furono disputati i primi campionati di mare del canottaggio a sedile fisso.



Ferruccio Calegari



(*) In quella dimostrazione di gioia per il risultato la gente zaratina accorsa al porto, alla maniera del motto risorgimentale “Viva V.E.R.D.I.”, gridava “Viva la Coppa del Re d'Italia”.

(**) La formazione, che come d'uso all'epoca gareggiava con un proprio simbolo (Raschiamoli 2) era composta dal geom. Alberto Negroni, Gabriele De Marco, Alvaro Blasi, Gino Sisti, Giuseppe Tarsan, Romeo Sisti, Raffaele Casali, Alberto Boccolini, tim. Fernando Pugnaloni e vinse in 6'42”3/5 su: 2° Eneo di Fiume 6'46”1/5; 3. Bucintoro 6'55”3/5; 4. Aniene 7'5”3/5; (la cronaca:”… la Stamura con potente vogata passa in testa e con energica azione si assicura il primo posto”).

Nello stesso campionato il “4 con” della Stamura (equipaggio “Tira e cammina”: geom. Alberto Negroni, Gino Sisti, Giuseppe Tassan, Alberto Boccolini, tim. Fernando Pugnaloni) si classificò al terzo posto (medaglia di bronzo) nella gara vinta da Timavo Monfalcone su: 2° Barion, 3. Stamura, 4. Aniene, 5. Napoli, 6. Vittorino da Feltre, 7. Rowing Club Genovese, 8. Caprera, 9. Firenze, 10. Milano.

(***) Oggi “Coppa Montù”.

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