Renato Gaeta: l’uomo del sud che sa parlare al canottaggio del nord


VARESE, 09 giugno 2013 - Renato Gaeta non ha certo bisogno di presentazioni. Noto al mondo remiero sia come atleta sia come tecnico, da anni diffonde la passione del canottaggio tra i giovani. Quella stessa passione che molti anni prima gli era stata trasmessa da quello che probabilmente è stato il suo più grande maestro: “Tutto è nato un giorno di novembre del 1974. Io ero a scuola, facevo le superiori. In classe venne a trovarci Gianni Postiglione. Ancora ricordo che ci chiese di alzarci in piedi e scelse alcuni di noi, me compreso. Ci chiese se volevamo provare il canottaggio. Io non sapevo neppure di cosa si trattasse. Confondevo canottaggio e canoa. Provai e fui subito colto dal virus di questo meraviglioso sport. Lui mi diceva che se mi fossi impegnato avrei potuto fare gare anche ad alto livello. Io all’inizio ero scettico. Provai perché mosso soprattutto dalla passione. Gli esordi non furono dei più felici in termini di risultati, ma la sfida allora non la percepivo con gli altri. Era una sfida con me stesso. Col tempo poi i risultati arrivarono”.  

Risultati che Gaeta ha potuto raggiungere grazie, come detto, a Gianni Postiglione ma anche ad altri allenatori che lo stesso Gaeta non dimentica: “Postiglione è un tecnico che io stimo tantissimo. Se oggi sono ancora nel canottaggio devo dire anche grazie a lui. Nel mio percorso poi ho avuto la fortuna di conoscere anche altri grandi maestri tra cui Thor Nilsen, una persona di grande carisma che mi ha dato tantissimo. E poi ancora Andrea Coppola e Giuseppe De Capua. Da loro ho preso tanto come atleta ed ho cercato di far mie le peculiarità di ognuno di loro per poi trasferirle nella mia attività da allenatore”.

Renato Gaeta inizia la sua attività remiera in Campania, una terra intrisa della cultura del canottaggio. Da parecchio tempo allena in Lombardia, altra elite italiana sotto il profilo della tradizione remiera: “Si tratta di realtà diverse. Non si può dire quale delle due sia migliore o peggiore. Semplicemente sono diverse. Io ho dovuto chiaramente adattarmi al nuovo ambiente, ma non ho mai dimenticato le mie radici”. In questo senso Renato Gaeta assume un ruolo cardine nel canottaggio italiano, ossia un punto di raccordo tra il sud ed il nord. Diventa la testimonianza vivente che realtà remiere, differenti come Campania e Lombardia, possono arrivare a dialogare apprendendo l’una dall’altra: “Necessità fa virtù ed io ho dovuto per forza di cose fare un mix delle due realtà. Ovviamente è necessario saper interpretare le diverse situazioni, cogliere quando c’è bisogno di un bagaglio formativo piuttosto che di un altro. In questo senso le esperienze, benché distanti, possano offrire delle risorse in più. Possono diventare un valore aggiunto nel percorso di formazione degli atleti. Soprattutto dei giovani. Il lavoro è tanto ed è duro ma i risultati posso affermare di averli ottenuti”.

Ma il concetto di “risultato” inteso da Renato Gaeta ha un senso più largo: “I risultati io non li interpreto solo in termini di trofei o medaglie. Faccio un esempio: un giorno incontrai un ragazzo di cui a primo impatto non ricordavo il volto. Lui si presentò e mi disse che aveva remato con me una decina d’anni prima, da ragazzino. Ovviamente era completamente trasformato. Bene, mi disse: Renato, il periodo in cui ho fatto canottaggio con te è stato il periodo più bello della mia vita. Quella frase per me è valsa più di dieci medaglie. Mi sono reso conto di aver lasciato un segno positivo su una persona. Un segno tangibile anche a distanza di anni”. Un lavoro dunque, quello di Renato Gaeta, che va oltre l’atleta. Un lavoro che arriva alla persona.

Oggi Gaeta sta portando avanti un lavoro molto importante coi giovani della Canottieri Monate, un lavoro che è incominciato da una situazione non facile: “Questa per me è la seconda esperienza in Canottieri Monate. La prima volta sono stato chiamato a rafforzare un gruppo di atleti già formati e molto motivati. Allora dovetti lavorare in termini di rifinitura. Ebbi delle belle soddisfazioni a livello di risultati. Stavolta ho trovato il settore giovanile completamente da ricostruire. L’ho vista come una sfida importante. Ho voluto rimettermi in discussione. Attualmente sto cercando di mettere insieme il gruppo e di spronarli. Qualche risultato si sta vedendo, soprattutto dal punto di vista della costituzione del gruppo. Per me è già una vittoria. Oggi ci saranno le finali dei campionati italiani e vedremo dal punto di vista agonistico cosa verrà fuori”.

 

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