D’inverno sul Po: una regata di successo dal 1982


TORINO, 08 febbraio 2013 - Domani e domenica a Torino si corre il classico appuntamento di fondo. Una regata che nelle ultime edizioni ha sempre registrato un notevole numero di partecipanti e che anche in questa occasione non sembra tradire le aspettative. Ma quali possono essere le prospettive, e soprattutto quali sono i punti di forza di una manifestazione che attira atleti da ogni parte della penisola e dall’estero? Lo abbiamo chiesto a Mario Italiano, atleta di lungo corso del Cerea e neo Consigliere federale.
Presentare una regata che si svolge a Torino è sempre un piacere, soprattutto se si tratta di una delle grandi classiche che si svolgono sul fiume Po incastonato nella bellezza del parco fluviale e nei monumenti della prima Capitale d’Italia. “D’inverno sul Po” non è solo un importante appuntamento agonistico, ma è anche uno dei cardini del calendario remiero italiano indipendentemente che si tratti di regata di fondo o in linea. Torino rimane nel cuore degli atleti per il suo fascino discreto e per la cortesia che sempre circonda lo sportivo. Descrivere qual è il segreto di un successo non è mai facile, ma questa volta, con l’aiuto di un protagonista della scena remiera torinese, cercheremo di rendere comprensibile ciò che è uno dei principali appuntamenti nazionali.

Ma qual è la ricetta vincente che ammalia tanti appassionati di canottaggio? “Una cosa che caratterizza le regate a Torino – afferma Mario Italiano – sia che siano organizzate dall’Esperia o dal Cerea o da qualsiasi altra società, è il saper lavorare insieme per l’evento indipendentemente da chi  organizza. In questo abbiamo superato completamente gli interessi dei singoli sodalizi. Per qualsiasi evento tutti danno disponibilità in termini di tempo, di persone, di motoscafi, di attrezzature. Quando le società lavorano di concerto e si sfidano nel rispetto delle regole sportive, ma in tutta amicizia, significa che lo sport, quello bello, esiste davvero. Ciò è dovuto alla passione che ci lega, senza personalismi, uniti dal grande interesse per il canottaggio. Possono esistere punti di vista marcatamente accesi, però alla fine ci lega l’amore forte per questo sport dove non ci sono guadagni economici e l’unica cosa veramente importante è che gli atleti facciano bene”.

Come è cambiato il tuo rapporto con  questa regata? “Ricordo volentieri le edizioni degli anni ottanta della D’inverno sul Po, quando si regatava con gli otto tutti di legno, con i remi dello stesso materiale, e poi faceva tanto freddo in quella che era una delle prime gare di resistenza. Certamente una regata dal sapore antico che ricordo con piacere nella mia vita di atleta; poi, in tempi recenti, ho fatto le ultime cinque edizioni che ho disputato da amante del Po e di Torino, con spirito partecipativo come è giusto che sia”.

Quale messaggio inviare al pubblico che non conosce questa regata per promuoverla nella giusta misura e soprattutto quale può essere la sua importanza? “Forse dico una cosa scontata, ma per me partecipare alla D’inverno sul Po è molto importante. In primo luogo per conoscere il fiume che è sconosciuto ai più come circuito di gara. Esso offre prospettive uniche: ci sono delle giornate splendide nelle quali si vede la catena alpina e poi ci sono i tanti monumenti di Torino che si vedono dalla angolazione del fiume. Comunque è una regata dove partecipano più di millecinquecento atleti provenienti dall’Italia e dall’estero, insomma regatare in febbraio a Torino attira il mondo remiero poiché si incontrano elementi diversi, da quello paesaggistico a quello agonistico che rendono tutto attraente e coinvolgente. In sintesi  è una regata internazionale che si svolge lungo un bellissimo tratto cittadino e poi è una manifestazione entrata nella storia del canottaggio perché si disputa da più di trent’anni e questo dà un fascino di sapore antico a tutto l’evento”.

Però dal punto di vista agonistico negli ultimi anni si è andata sempre più affermando come una classica del calendario remiero nazionale ed internazionale. “Sì, certamente negli ultimi anni abbiamo gettato le basi del successo nei campionati mondiali dell’otto junior sul Po. Ricordo che lo scorso anno il CT Romagnoli ci comunicava che ai prossimi mondiali avrebbe portato gli equipaggi sperimentati a Torino, cosa che avvenne per sei, sette componenti visti proprio alla D’inverno sul Po. Esiste anche una massiccia partecipazione di atleti di vertice tra cui, nella scorsa edizione, sei campioni del mondo a cui si sono uniti altri concorrenti di rilevanza nazionale. E poi occorre aggiungere che la regata sul Po ormai è diventata una classica per diverse formazioni di oltralpe”.


 

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