Lello Polzella: "Da soli non si va lontano"


ROMA, 26 settembre 2012 - Sabato e domenica prossimi ci saranno i Campionati Italiani della categoria Junior. Si incontreranno, ciascuno di loro con i rispettivi colori sociali, tutti i protagonisti e le protagoniste del Mondiale Junior. Non saranno compagni di barca, ma avversari e proveranno ad avere la meglio uno sull'altro. L'occasione sarà, però, propizia per ricordare quanto accaduto poco più di un mese prima. Plovdiv: i quattro ori ed il bronzo targati Italia, il primo posto nel medagliere. Dietro le tre medaglie maschili, in particolar modo dietro il quattro di coppia e l'otto, c'è un giovane allenatore partenopeo. Si chiama Raffaele Polzella, da tutti ribattezzato "Lello". Ha 37 anni, gli ultimi quasi ininterrottamente li ha trascorsi al fianco di Claudio Romagnoli ed al fianco di giovani atleti che sognano di diventare campioni. L'ultima avventura, quella di Plovdiv l'ha condivisa assieme al CT ed a Valter Bagliano (allenatore di riferimento del quattro senza e del quattro con) ed in questa intervista abbiamo la possibilità di conoscere meglio questo personaggio, che poco ama la notorietà preferendo sempre i fatti alle parole. Allenare e seguire la crescita dei canottieri azzurri della categoria Junior non è una fatica, ma soprattutto, un' attività divertente accompagnata dalla passione.

"Ho conosciuto il canottaggio per caso
- esordisce Polzella - Mio padre era operaio dell'Ilva, allora Italsider, e iniziai ad andare al Circolo all'età di 10 anni. L'ambiente era appassionante e fu quello a fare la differenza: da chiuso in casa mi ritrovai all'aria aperta, con un bel gruppo di amici ed a contatto con il mare". La carriera da atleta è breve, quella da tecnico inizia prestissimo. "A 17 anni, praticamente da solo, in società: volentieri mi prestai ad aiutare l'Ilva a superare un momento non facile anche se all'epoca non conoscevo molte cose sui metodi di allenamento e sulla tecnica. Ero "l'allenatore bambino che giocava a fare il canottaggio": il lavoro, unito ad una grande passione, mi ha aiutato molto e, come si può vedere, ancora oggi mi diverto molto". La storia continua: dall'Ilva al Posillipo. "Devo essere onesto: la mia fortuna è quella di essere sempre riuscito a coinvolgere le persone ed i ragazzi mi seguivano. Tutto questo è fondamentale: da soli non si va lontano. Dopo circa cinque anni mi contattò il Posillipo: voleva dire molto per me ed è stata l'occasione per imparare ancora molto".

L'incontro con Claudio Romagnoli. "Gli devo tanto da allenatore ma anche da amico: con il passare degli anni il rapporto di collaborazione è diventato sempre più stretto, ormai ci capiamo anche senza parlarci. Allenare insieme questi ragazzi ci dà moltissime soddisfazioni". I perché di Plovdiv. "Il lavoro paga sempre ed i ragazzi hanno lavorato bene, c'era feeling tra loro e noi tecnici: si sono fidati subito di noi e questo è importante perché da soli non si va da nessuna parte. Come fare per andare d'accordo in lungo raduno e a un Mondiale? Non lo so, forse basta ascoltare e capire ed i ragazzi sono molto intelligenti: rapporto bello, durante gli allenamenti ed a terra, ma rispetto dei ruoli". Vincere: imperativo difficile da assecondare, eppure Lello Polzella ci è riuscito nelle ultime due stagioni nell'otto insieme al CT ed agli atleti. "La prima volta, come hanno detto in molti, può essere un caso. Ma quanto accade due volte di seguito, allora è la prova che il sistema funziona. Il quattro di coppia, due volte secondo nel 2010 e nel 2011, ha centrato un obiettivo, il titolo mondiale, che l'Italia non vinceva da sette anni. Plovdiv 2012 è un sogno che si avvera: ce l'abbiamo fatta grazie a Claudio, al suo staff, ai Ragazzi e, personalmente, grazie a chi diceva che ero "l'allenatore bambino che gioca a fare il canottaggio".

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