Lucida follia


ETON, 08 agosto 2011 - Questa notte è tutta nostra. Quella dopo gli esami. Ma c’è ancora chi non se la gode a pieno. Perché non ci crede ed allora deve tirare fuori la medaglia dalla tasca e baciarla. Riassaporare il trionfo diventa un utile esercizio. Si, perché non sembra possibile aver stracciato la Gran Bretagna nell’otto maschile a casa sua oppure rimpicciolito la Germania nel due senza femminile. Urlando contro il cielo. Stavolta centrano le avvolgenti note e parole della canzone di Ligabue che rompono la solennità dell’inno di Mameli. Anche quello del Liga è un inno e guida alla spensieratezza di sedici, diciassette e diciottenni innamorati del canottaggio.

Per undici di loro il primo grande sogno si realizza sul Dorney Lake, in acque funestate da vento e, a volte, fastidiosa pioggia. Altro che test olimpico. Il Mondiale Junior è l’Olimpiade di gente affamata di successo. Una fame condita da una sana passione e da un forte senso di squadra. Una bella liaison, quella di azzurrini e azzurrine, ben suggellata dai CT Claudio e Josy e dai loro collaboratori Lello, Massimo, Ciccio, Walter ed Enrico.

Serena e Giorgia Lo Bue farebbero comodo alla regista tedesca Von Trotta per riscrivere il film Sorelle. Altro che le sciagurate Anna e Maria. Per capire come si possa raggiungere l’equilibrio della felicità, cara Margarethe, chiedi alle eccezionali vogatrici palermitane. Loro traggono forza l’una dall’altra, in gara come in allenamento. Sono piccole, è vero, ma non hanno bisogno della pozione magica di Asterix per suonare Germania, Grecia, Romania, Francia e Stati Uniti. In finale, dai 500 in avanti, ogni palata è un colpo di martello per le ambizioni delle avversarie. Tutte riesce con una semplicità impressionante. “Siamo sorelle, ecco il perché” spiega l’illuminante Giorgia.

Poi c’è l’otto nel sabato delle meraviglie e c’è chi finalmente si prende la meritata rivincita. Il capovoga Peppe ed il timoniere Enrico, amici per la pelle. Il capitano Bernardo. C’erano tutti e tre in quell’angosciante pomeriggio di Racice, un anno fa, quando la mancata conquista dell’oro (“solo” bronzo) si trasformò in un’angosciante tragedia. Quasi un’onta, un motivo per cui andarsi a nascondere. Non era così, ora lo sanno bene. Per il successivo tentativo, è inutile caricare l’attesa, inutile costruire chissà quali castelli. E’ meglio far da chioccia a Matteo, Pietro, Giovanni, Marco, Leone e Guglielmo. Niente pressioni, la “gara della vita” procede sui binari della riflessione e della concentrazione. E, guarda caso, tutto fila liscio. “A un certo punto mi è sembrato di volare, mi sono sentito in mezzo alle nuvole” dice il conte di Firenze che siede al carrello numero 3. Una sensazione provata da allenatori, tifosi, dirigenti e genitori italiani in tribuna guardando il maxischermo con l’otto italiano, palata dopo palata, sempre più lontano. Dove sono finiti gli Stati Uniti campioni del mondo? Chiedere a “Chi l’ha visto?”. La cannibale (sei ori) Germania? Assomiglia al ragionier Ugo Fantozzi. La Gran Bretagna? Anche lei spazzata via dal vortice azzurro. Il primo, nell’otto, dopo oltre 40 anni di Mondiali Junior.

Eton vuol dire anche versare un po’ di lacrime, quelle del quattro di coppia. Lacrime di ottimi ed incontentabili canottieri d’argento. I tre Marco e Luca vengono sorpresi dalla Romania. Tuoni, fulmini e saette. L’espressione di Ferracci sul podio mette ancora paura adesso, lì nascosto da quegli occhiali scuri che incutono timore. Dopo la rabbia, subentra in Calamaro la filosofia. Due argenti in due anni, qualcosa vorrà pur dire. La tensione si scioglie e rimane solo la gioia.

Anche il ‘quattro con’ oscilla tra la soddisfazione per il bronzo e l’amarezza. Quel sorpasso della Nuova Zelanda e quella fulminea Australia trafitta in batteria. Ci pensa Justin Bieber, pardon il timoniere Dario, a metter tutti d’accordo con mille sorrisi. La maturità di Elena nel singolo, la grinta e la tenacia delle ragazze del quattro senza e del quattro di coppia (tutte in finale, brave).
Gli atleti del quattro senza (tre junior primo anno e un ragazzo) avranno ancora chance per rifarsi a Plovdiv nel 2012.

Azzurri, Italia. Azzurri, Italia. Azzurri, Italia. Italia, Italia, Italia. Bim bum bam. Si, gridiamolo ancora. Riecheggia ancora al Royal Holloway College ma anche sul campo di regata dove i fratelli e le sorelle più grandi dei nostri azzurrini e delle nostre azzurrine affronteranno le prossime Olimpiadi. Al Dorney Lake, già proprio là, dove nessuno potrà mai cancellare questo week end di lucida follia. (MC)

  

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